lunedì 27 luglio 2015

I tibetani e la morte



“Quasi tutte le antiche civiltà, vedevano nella morte un aspetto essenziale della vita e avevano per questo sviluppato una loro cultura della morte, un modo per affrontare questo mistero.
I tibetani, ad esempio, per più di mille anni hanno usato il loro libro sacro “Bardo Thodol”, scritto, si dice, da Padma Sambhava per affrontare il momento del trapasso. Quando in casa qualcuno sta per morire, il lama che arriva per assisterlo caccia via tutti quelli che gli piangono attorno. Poi, rivolto al morente, lo prega di non resistere, di lasciar andare, di staccarsi dalle cose di questo mondo, dalle persone a cui è stato legato. Ogni legame sta comunque per finire, tutto sta per diventare”vuoto come il cielo senza nuvole”. Perché resistere?
“Lascia andare, o nobile nato”, dice il lama. “La primordiale luce ti sta venendo incontro, diventa uno con quella. Vai. Vai per la tua strada, o nobile nato, non resistere.” Queste sono le parole che il lama continua a sussurrare nell’orecchio del morente.”

Tratto dal capitolo “Terra incognita” del libro “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani.