giovedì 15 gennaio 2026

Ancora una testimonianza straordinaria su Andreotti

 

La testimonianza di Oriana Fallaci si aggiunge a quella di Vittorio Feltri narrata QUI

Trovo che qualsiasi commento sia superfluo…

Fonte e una parte più ampia dell’intervista èdisponibile qui https://www.linkiesta.it/2013/05/oriana-fallaci-intervista-giulio-andreotti/

"Lui parlava con la sua voce lenta, educata, da confessore che ti impartisce la penitenza di cinque Pater, cinque Salve Regina, dieci Requiem Aeternam, e io avvertivo un disagio cui non riuscivo a dar nome.

Poi, d’un tratto, compresi che non era disagio. Era paura.

Quest’uomo mi faceva paura.

Ma perché? Mi aveva ricevuto con gentilezza squisita: cordiale.

Mi aveva fatto ridere a gola spiegata: arguto, e il suo aspetto non era certo minaccioso.

Quelle spalle strette quanto le spalle di un bimbo, e curve.

Quella mancanza quasi commovente di collo. Quel volto liscio su cui non riesci a immaginare la barba. Quelle mani delicate, dalle dita lunghe e bianche come candele. Quell’atteggiamento di perpetua difesa. Se ne stava tutto inghiottito in se stesso, con la testa affogata dentro la camicia, e sembrava un malatino che si protegge da uno scroscio di pioggia rannicchiandosi sotto l’ombrello, o una tartaruga che si affaccia timidamente dal guscio.

A chi fa paura un malatino, a chi fa paura una tartaruga? A chi fanno male?

Solo più tardi, molto tardi, realizzai che la paura mi veniva proprio da queste cose: dalla forza che si nascondeva dietro queste cose.

Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia.

Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza.

L’intelligenza, perbacco se ne aveva.

Al punto di potersi permettere il lusso di non esibirla.

A ogni domanda sgusciava via come un pesce, si arrotolava in mille giravolte, spirali, quindi tornava per offrirti un discorso modesto e pieno di concretezza.

Il suo humour era sottile, perfido come bucature di spillo.

Lì per lì non le sentivi le bucature ma dopo zampillavano sangue e ti facevano male.

Lo fissai con rabbia.

Sedeva a una scrivania sepolta sotto i fogli e dietro, sulla parete di velluto nocciola, teneva una Madonna con Bambin Gesù. La destra della Madonna scendeva verso il suo capo a benedirlo.

No, nessuno lo avrebbe mai distrutto.

Sarebbe stato sempre lui a distruggere gli altri.

Con la calma, col tempo, con la sicurezza delle sue convinzioni. O dei suoi dogmi? Crede al paradiso e all’inferno.

All’alba va a messa e la serve meglio di un chierichetto.

Frequenta i papi con la disinvoltura di un segretario di Stato e guai, scommetto, a svegliare la sua ira silenziosa.

Quando lo provocai con una domanda maleducata, il suo corpo non si mosse e il suo volto rimase di marmo. Però i suoi occhi s’accesero in un lampo di ghiaccio che ancora oggi mi intirizzisce. Dice che a scuola aveva dieci in condotta.

Ma sotto il banco, scommetto tirava pedate che lasciavano lividi blu.

(...) 

mercoledì 14 gennaio 2026

Cosa accade quando il corpo muore e perchè siamo nati? Otto testimoni raccontano l'Oltre

Ieri sera, insieme all'amico Michele Bizzarri su Focus 3.0, abbiamo esplorato cosa accade quando il corpo muore e cosa ci attende oltre il confine della vita, a partire dal libro ‘Mondi senza fine – Otto voci raccontano l’Oltre’.

mercoledì 7 gennaio 2026

"La meccanica del Destino" un libro in PDF

Qualcuno ha reso disponibile il PDF "La meccanica del Destino" sia in italiano sia in inglese.

Qui di seguito trovi la copertina e la prefazione. 

 

 
 
 

Download in italiano: clicca QUI  

Download in inglese: clicca QUI  

Se vuoi fare un'offerta: clicca QUI

Ho letto il libro? Solo alcune pagine. 

Allora perchè lo condivido con voi? Perchè si tratta di un'opera originale che viene divulgata gratuitamente. Poi se volete fare un'offerta, sono certo che colui che si definisce "lo scriba" apprezzerà.   

martedì 6 gennaio 2026

I libri di Paolo Oddenino Paris

 Ormai sembra un secolo fa quando conclusi una via iniziatica con Paolo Oddenino Paris come guida.

Questa mattina ho riletto alcuni passi tratti dai suoi libri e, ancora una volta, ho provato un moto di gratitudine ed affetto verso quell'uomo che da tempo non insegna più.

QUI puoi trovare una serie di articoli del blog che parlano di lui.

I libri di Paolo offrono una quantità pressocchè infinita di spunti di riflessione ed idee per l'esplorazione.

Riporto qui di seguito la copertina di tre dei suoi libri insieme alla descrizione degli stessi che si trova in rete. Queste opere sono disponibili solo usate. Se avete voglia di cercarle online le troverete.

Ancora una volta, mi sento di dire GRAZIE Paolo. 

E GRAZIE anche a Luigi, splendido Operal Bianco.

Infine QUI trovate un blog contenente anche articoli su Paolo 

  

Una via iniziatica è la storia di un'iniziazione, quella che Martin, Maestro della Tradizione Essena, conferì a Paolo Oddenino Paris in modo originale, privo di riferimenti didattici e di supporti culturali. Un'iniziazione vissuta tramite stravaganti episodi, sconvolgenti esperienze e momenti colmi di allegria e di buon umore.

È un susseguirsi rapido di eventi nei quali l'autore scopre ogni volta nuove consapevolezze e, con sorpresa, il personaggio Gesù, rappresentato alla luce della Via Iniziatica. «Martin» racconta Paolo Oddenino Paris «era un vulcano di idee, un'eruzione costante di manifestazioni di potere, una persona che amava la vita in qualunque sua forma, che sapeva cogliere da essa i messaggi dello spirito e gli insegnamenti più raffinati, insieme ai lati più comici e divertenti».

Questo volume delinea un parallelo tra la scuola Tolteca, presentata da Don Juan a Carlos Castaneda e quella Essena, introdotta all'autore dal proprio Maestro: Martin. In questo volume sono descritti i passaggi più importanti dell'iniziazione, gli episodi e le modalità che l'apprendista ha seguito al fine di penetrare un mistero, sviscerarlo e poterne riproporre l'essenza ad altri che intendono seguire lo stesso cammino.

La storia è raccontata con uno stile narrativo originale, in cui il protagonista si trasforma, assume vesti e sembianze diverse per non fissarsi in una rappresentazione cristallizzata che non gli permetterebbe di librarsi nell'infinito spazio della libertà.

  


Un allievo stravagante, una guida straordinaria e inconsueta, un resoconto avvincente di uno strano apprendistato per arrivare alla consapevolezza. Azzurrincantesimi e Magie Rosa è molte cose assieme: un libro che diverte, pieno di vita e di ironia; un tributo d'amore al Maestro Martin, che l'autore Paolo Oddenino Paris rende, raccontando la sua eccezionale esperienza di apprendimento all'insegna, sempre e comunque, dell'originalità fuori da qualunque schema di riferimento; la prova tangibile che un serio percorso di ricerca è anzitutto una via di gioia e di divertimento, di scoperte e di libertà, oltre che di disciplina, volontà di ferro, impeccabilità; il libro è infine un insegnamento prezioso, più o meno diretto, sull'illusorietà del mondo tale quale lo viviamo e percepiamo e sulle straordinarie possibilità aperte a chi davvero lo desidera.E così troviamo l'autore nel suo periodo "dark", tutto vestito di nero, con un grande mantello dalla fodera di raso rossa, che deve dire alla gente di essere il diavolo. (Ma lui diceva di essere suo amico, "perché di dire che ero proprio il diavolo non me la sentivo"). E molti, nella sua città (Torino) pensavano che chissà quali strani magheggi di magia nera compisse Poi, una volta affrontato e superato il suo "Operal Nero", lo ritroviamo, completamente trasformato anche fisicamente, alle prese con l'arte di essere "inaccessibile" e pronto per l'esperienza dell'"Operal Bianco": tre anni in cui approfondisce tutte le sfaccettature del silenzio, esteriore ed interiore, imparando a vedere senza essere visto. Infine, l'accesso all'"Operal Rosso", uno stato in cui la coscienza ampliata attinge alle più svariate e incredibili possibilità di percezione e di entrata in dimensioni parallele.

sabato 3 gennaio 2026

Prospettive diverse?

Recentemente, nel gruppo Facebook “Hemi-Sync Italia”, è avvenuto il seguente dialogo tra me e un membro anonimo del gruppo.
Lascio parlare le sue domande e le mie risposte, perché rispecchiano bene lo spirito di ricerca che ha dato origine a "Mondi senza fine – Otto voci raccontano l’Oltre".
Se vuoi saperne di più, puoi trovare il libro qui: https://www.amazon.it/dp/B0G5L5VSMW


Membro anonimo:
"Devo dire che mi ha un po' scosso l'esperienza di XYZ (nota dell'autore del post: nome tolto per non spoilerare) che afferma che la coscienza delle persone nell'aldilà non è la stessa individuale delle persone che abbiamo conosciuto, ma è la coscienza più grande che ci può mandare dei contatti solo ed unicamente per permetterci di superare il dolore e andare avanti, mentre le singole coscienze individuali terrene è come se non esistessero più, o comunque sono andate avanti. Una prospettiva un po' triste dal mio punto di vista."

Mio commento:
"ciao membro anonimo capisco bene quello che scrivi: anche a me, la prima volta che ho incontrato il modello di XYZ, ha dato un certo scossone. Però, più vado avanti, più mi accorgo che nessuna di queste visioni – né quella di XYZ, né quelle più “tradizionali” in cui i defunti continuano a vivere come li ricordiamo – può pretendere di essere la verità assoluta: sono mappe, non il territorio. Nel libro ho voluto presentare otto prospettive proprio per questo motivo: non per dire “questa è giusta e questa è sbagliata”, ma per invitare ciascuno a usarle come stimolo per la propria ricerca personale ed esperienziale. Alla fine, quello che conta davvero non è tanto cosa pensa o ha vissuto Moen, Campbell, Ziewe, Monroe o gli altri esploratori di cui si parla nel libro, ma cosa risuona in te e cosa puoi verificare tramite gli strumenti che hai a disposizione: i tuoi sogni, le tue intuizioni, le pratiche spirituali che ti risuonano, le esperienze fuori dal corpo. Se una certa idea dell’aldilà ti sembra triste o limitante, puoi prenderla come “provocazione” per chiarire ancora meglio cosa senti vero nel profondo e per continuare a cercare le tue risposte, senza smettere di mantenere aperta la possibilità che la realtà sia molto più ricca di qualunque idea/esperienza proposta da chiunque. In questo senso, se il libro “scuote” un po’, per me sta già facendo il suo lavoro: non convincere, ma porre domande e incoraggiare ognuno a proseguire il proprio percorso di esplorazione, senza fermarsi e accettare solamente una prospettiva."

Membro anonimo:
"Sicuramente il prossimo obiettivo sarà quello di esplorare di persona.. È quello che ho già prefissato dentro di me. Solo non capisco perché ci siano queste visioni antitetiche, quando sebbene non si possa conoscere tutto dell'aldilà, i punti cardine immagino debbano essere più o meno gli stessi. Grazie, in ogni caso seguirò il tuo consiglio."

Mio commento:
"XYZ ha molti punti di contatto con altri esploratori di cui parlo nel libro, e anche un punto divergente. Io ed Edelweiss abbiamo provato a dare la nostra risposta al perché esistano prospettive diverse nei capitoli finali di “Mondi senza fine”, rispettivamente nelle mie note conclusive e nella sua postfazione. Se ti va, dagli un occhio e… buone esplorazioni😉."

PS secondo XYZ la coscienza individuale non scompare alla morte fisica: continua ad esistere come “unità di coscienza” in un più ampio sistema digitale, prosegue il proprio percorso evolutivo e, tipicamente, si reincarna in altre esperienze di realtà virtuale come la nostra.
Sempre secondo lui:
• Il corpo fisico e la personalità legata a questa singola vita appartengono alla “realtà virtuale” fisica e cessano con la morte biologica.
• La coscienza è invece un’entità non-fisica, parte di un sistema più grande di coscienza digitale che utilizza corpi fisici come avatar temporanei.
• Quando l’avatar “muore”, la coscienza che lo guidava non è distrutta: semplicemente termina quella specifica sessione di gioco/esperienza.

venerdì 2 gennaio 2026

Profeti di sventura e dissonanza cognitiva: restare centrati nel caos



Vi sono (almeno) due personaggi che, nel corso di quest’anno, hanno annunciato catastrofi, distruzioni, epidemie e lo scoppio di una grande guerra mondiale “entro il 2025”. Uno l’ha fatto pubblicamente su Facebook e Telegram, l’altro solo in piccoli gruppi ristretti o con singoli individui, fornendo le sue “informazioni riservate” ad personam.

Oggi è il due gennaio 2026 e siamo ancora qui a raccontarcela. Vivi e vegeti.

Personalmente ritengo che questi signori siano ispirati da energie basse che hanno lo scopo di generare caos, sgomento e soprattutto paura nelle persone che entrano a contatto con queste “profezie”. E sappiamo bene come la paura sia lo strumento principe per sottomettere le masse. Queste emozioni basse abbassano significativamente il livello energetico della gente e la rendono così più malleabile e gestibile. (Vedasi anche il capolavoro di Frederick Dodson, Livelli di Energia).

Sì... chi scrive ritiene che, in futuro, la situazione politica, economica e sociale tenderà a peggiorare costantemente e progressivamente (lo sta già facendo), e che sarà sempre più necessario centrarsi sull’essenza del proprio Essere, ma questo non deve generare panico: dovrebbe piuttosto risvegliare nel lettore l’urgenza di lavorare seriamente su se stesso e prepararsi interiormente e materialmente a ciò che verrà, qualunque forma prenderà. Parleremo ancora, in futuro, del tema della “preparazione”.​

Quello che i fatti hanno mostrato, ancora una volta, è che nessuno – NESSUNO – può fissare date precise per questi “grandi eventi”.​

Le profezie con la scadenza scritta in calendario si sono rivelate fallaci innumerevoli volte, dalla fine del mondo annunciata da sedicenti veggenti moderni fino alle più note previsioni apocalittiche del passato.​

E, puntualmente, quando la data passa e nulla accade, scatta il meccanismo della dissonanza cognitiva: invece di riconoscere l’errore, si riformula la profezia, si sposta più avanti la data, si inventa un “salvataggio energetico” dell’umanità che avrebbe evitato il peggio all’ultimo minuto.​
(un vecchio post sulla dissonanza cognitiva: clicca qui). 

Per questo l’invito, oggi, non è a inseguire la prossima data “definitiva”, ma a tornare al solo lavoro che ha davvero senso: quello interiore, quotidiano, silenzioso, che ci rende più presenti, lucidi e liberi nel mezzo delle crisi del mondo.​

Statev accort…

giovedì 1 gennaio 2026

La differenza tra religione e Vangelo


A dicembre 2025 G., un mio caro amico, ci ha lasciati. Questo scritto è pubblicato in sua memoria, perché questa esperienza e le parole che leggerete hanno avuto per lui un significato profondo, che desidero onorare e condividere con chi vorrà leggerle.​

Quella che segue è una riflessione di impronta cristiana, centrata sul contrasto tra religione intesa come insieme di forme, riti e sforzi umani, e Vangelo inteso come esperienza della grazia e dell’iniziativa di Dio verso l’Essere umano tramite Gesù Cristo. Il testo insiste sull’idea che nessuna pratica religiosa, nessun rito e nessuna “opera buona” possano, da soli, salvare o cancellare il peccato, perché la salvezza sarebbe legata esclusivamente alla fede in Cristo e al suo atto di amore.​

L’autore anonimo sottolinea più volte che la religione rischia di riformare solo l’esteriorità, mentre il Vangelo trasformerebbe in profondità la persona, presentando la figura di Gesù come il Dio che “scende la scala” per incontrare l’uomo nel punto più basso della sua fragilità. In questa prospettiva, il messaggio non chiede innanzitutto appartenenza a una specifica istituzione, ma una relazione personale con Cristo e con il suo amore salvifico.

Ecco l'esperienza di G.:

Il mistico cristiano camminava per strada quando un foglio di carta appallottolato per terra attirò la sua attenzione. Per ragioni ignote lo raccolse e, dopo averlo srotolato, notò che conteneva questo scritto:

"Ci sono svariate religioni, ma c’è un solo Vangelo.

Tra religione e Vangelo c’è una differenza: la religione è opera dell’uomo, il Vangelo è rivelazione di Dio.

La religione è ciò che l’uomo cerca di fare per Dio, il Vangelo è ciò che Dio ha fatto per l’uomo.

La religione è buona volontà dell’uomo, il Vangelo è la buona notizia di Dio agli uomini.

La religione è l’arrampicarsi dell’uomo sulla scala della propria giustizia con la speranza di incontrare Dio sull’ultimo gradino; il Vangelo è il fatto che Dio è sceso dalla scala venendo a noi in Cristo, per incontrare noi peccatori sul gradino più basso.

La religione prende l’uomo e lo lascia com’è: un peccatore perduto; il Vangelo prende l’uomo com’è e ne fa ciò che dev’essere: un peccatore perdonato.

La religione riforma l’esteriore, il Vangelo trasforma nel profondo.

La religione pulisce in superficie, il Vangelo pulisce a fondo.

Talvolta la religione non è che una commedia, il Vangelo è vera vita.

Ci sono molte religioni, ma c’è un solo Dio.

Il Vangelo è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16).

La tua Fede è una semplice “religione” o è l’incontro con l’amore di Dio che ti salva in Cristo?

La religione non ha mai salvato nessuno.

Nessun rito può cancellare un solo peccato.

Nessuna nostra opera può consentire a Dio di perdonarci.

Quando compariremo davanti a Dio, Lui non ci chiederà: “Di che religione sei?”; ci chiederà invece cosa ne abbiamo fatto di Suo figlio Gesù Cristo che Lui ha mandato per la nostra salvezza.

Hai consapevolezza di essere peccatore? Hai confessato a Dio il tuo peccato? Hai creduto nel Signore Gesù? L’hai ricevuto come tuo personale Salvatore?

Questo è ciò che conta.

Questo è l’unico modo per essere salvato. Amen."

Autore ignoto.

*******

Per come si è evoluto il mio percorso interiore, non mi riconosco più in alcuna chiesa organizzata nè nel modo in cui il termine “peccato” viene generalmente usato in gran parte del cristianesimo istituzionale. In molti contesti, infatti, il peccato è stato associato a un forte senso di colpa e di inadeguatezza, talvolta utilizzato come leva psicologica per ottenere obbedienza, conformismo o controllo, più che come invito autentico alla crescita interiore.​ Inoltre non mi riconosco in diverse parti dell'esperienza di G. ma ci siamo voluti bene e questo scritto vuole rendere onore al suo credo.

Nella prospettiva di chi scrive, ha più senso parlare di “tradire se stessi” e ciò che si sente intimamente vero, piuttosto che di trasgredire una norma esterna per paura di una punizione. In questo senso, “peccare” diventa allontanarsi dalla propria verità più profonda, dal proprio nucleo di autenticità e amore, un movimento interiore che può essere riconosciuto, compreso e trasformato senza bisogno di paura, ma attraverso consapevolezza e responsabilità verso di sé.​

Che ogni lettore valuti per sé se, e in che termini, Gesù possa essere presente o meno nel proprio cammino interiore.

Buon 2026

 


Ogni giorno porta con sé un inizio, ma un nuovo anno è una soglia più ampia: possa il 2026 accompagnare il cammino silenzioso del tuo Essere verso ciò che più è vero per te…
Ti abbraccio.