Quali sono le fonti di conoscenza quando si esplorano quelli
che chiamiamo mondi invisibili, realtà non fisiche o dimensioni dell'Aldilà?
Una prima risposta potrebbe essere: le informazioni ricevute
da altri. Anche un esploratore che cerca l'esperienza diretta, infatti, spesso
riceve indicazioni, spiegazioni o insegnamenti da guide, presenze, compagni di
viaggio, esseri percepiti come non fisici o persone che hanno raccontato
esperienze simili prima di lui. In questi casi entra inevitabilmente in gioco
la fiducia.
Con "fiducia" non intendo credulità cieca. Intendo
piuttosto la disponibilità a prendere in considerazione un'informazione, pur
riconoscendo che non sempre possiamo verificarne con certezza assoluta la
fonte, l'origine e il significato. Qualcuno potrebbe chiamarla fede; io
preferisco definirla una fiducia vigile, aperta alla verifica e alla revisione.
Informazioni ricevute da terzi
Un esempio chiaro riguarda Robert Monroe e la vicenda del Loosh.
In Viaggi Lontani, Monroe racconta di essere venuto a conoscenza di
questo argomento attraverso un rote, una sorta di pacchetto di informazioni
trasmessogli dal suo compagno di viaggio BB. Il rote era contenuto
nell'opuscolo relativo all'illusione dello spazio e del tempo, consegnato ai
viaggiatori dal Direttore del viaggio. BB stesso precisa di non sapere da dove
il Direttore avesse ottenuto esattamente quelle informazioni: «Ce li ha
semplicemente gettati», dice, nel senso che le aveva distribuite senza fornire
ulteriori spiegazioni.
Monroe, quindi, non afferma di avere scoperto autonomamente
il discorso sul Loosh. Lo riceve già strutturato, come parte del materiale
informativo destinato ai viaggiatori.
Le presenze che lo hanno informato erano davvero ciò che
affermavano di essere?
E, ammesso che lo fossero, Monroe le ha ricevute e
comprese nel modo più completo possibile?
Un caso simile è quello di Bruce Moen, che in Viaggio
verso il Padre riceve gran parte delle informazioni su “Inferni” e “Paradisi”
da quelli che definisce "Operatori della Coscienza" — persone defunte
che, secondo il racconto, aiutano altri defunti nella loro esperienza
post-terrena. Anche qui, si ripropongono le stesse domande.
Naturalmente questo non significa che Moen o Monroe
accettino tutto in modo passivo o acritico. Significa però riconoscere che,
quando una conoscenza viene trasmessa da una fonte esterna, una quota di
fiducia è inevitabile.
Esperienza diretta e interpretazione
Esiste poi un'altra fonte di conoscenza: l'esperienza
diretta. Una persona può esplorare attraverso i metodi che sente più congeniali:
un'esperienza fuori dal corpo, un sogno lucido che si trasforma in OBE,
l'ascolto dell'Hemi-Sync, il metodo dell'attenzione focalizzata sviluppato da
Bruce Moen o altri strumenti e pratiche.
Che l'esperienza sia spontanea o intenzionalmente ricercata,
restano però le stesse domande di fondo:
Le presenze che incontro sono davvero ciò che affermano
di essere?
Le realtà che incontro sono davvero ciò che sembrano
essere?
E io sono in grado di comprendere ciò che percepisco
senza deformarlo attraverso le mie paure, aspettative e credenze?
L'esperienza diretta è certamente preziosa — forse lo
strumento più importante a nostra disposizione. Ma esperienza diretta non
significa interpretazione infallibile.
Nella vita, ciascuno di noi è stato esposto a insegnamenti,
idee e credenze che ha inizialmente accolto come veri prima di poterli
verificare personalmente. Questi elementi influenzano il modo in cui
affrontiamo un'esperienza e, soprattutto, il modo in cui la interpretiamo in
seguito. A questo si aggiungono paure, desideri, speranze, condizionamenti
culturali e credenze accumulate nel corso dell'esistenza. Ogni esperienza, e la
successiva interpretazione dell'esperienza, è quindi in qualche misura colorata
da tutti questi elementi. Questo non significa che l'esperienza sia falsa.
Significa che dobbiamo tenere conto del filtro attraverso cui la riceviamo.
Quando l'insegnamento precede l'esperienza
Immaginiamo un esploratore che, negli anni della propria
formazione, sia entrato in contatto con gli insegnamenti di Ramtha raccolti
sotto il titolo Sfuggire alla trappola della luce. Se li ha ritenuti
attendibili e li ha profondamente interiorizzati prima di iniziare a esplorare certi
aspetti dell’Aldilà, è naturale che tali insegnamenti influenzino il suo modo
di interpretare ciò che incontra. Potrebbe tendere a percepire, dare maggiore
peso o attribuire un significato particolare a esperienze che sembrano
confermare ciò che ha già appreso: per esempio, l'idea che dopo la morte non si
debba andare verso la luce, ma dirigersi verso il vuoto.
Non sto dicendo che tali esperienze siano inventate o prive
di valore. Sto dicendo che ogni esploratore dovrebbe chiedersi quanto delle
proprie percezioni dipenda dall'esperienza in sé. E quanto, invece, dipenda
dalle aspettative, dalle paure e dalle credenze che porta con sé.
Fidarsi, in questo senso, non significa accettare tutto. È
quella fiducia vigile di cui parlavo all'inizio: si sospende il giudizio, si
annota con cura ciò che si è vissuto, si lascia che il tempo e il confronto con
altri elementi amplino o correggano le conclusioni iniziali.
Una singola esperienza può essere significativa, ma
difficilmente dovrebbe trasformarsi subito in una legge universale. Forse la
fiducia più sana è quella che sa convivere con un certo grado di incertezza.
In tale prospettiva quando pubblicai su Amazon Luce e Tenebre,
inserii questa nota:
NOTA IMPORTANTE
“Le esperienze e le narrazioni contenute in questo scritto
NON rappresentano la verità assoluta, ma il massimo che sono stato in grado di
ricevere, gestire e accettare nei momenti specifici in cui le ho vissute, sulla
base delle paure e credenze che erano presenti in me a quel tempo.
È possibile che la comprensione di un messaggio o di una
conoscenza ricevuta in passato, oggi venga ampliata, modificata, integrata e
forse anche stravolta se oggi, rispetto al passato, ho paure e credenze
diverse.
Pertanto, sulla base di quanto precede, è necessario
rimanere aperti e disponibili a ricevere ulteriore luce e conoscenza su
qualsiasi argomento.”
Con questo articolo non intendo minimizzare l'importanza
dell'esperienza personale, propria o altrui. Al contrario: per quanto parziale
e imperfetta, resta probabilmente lo strumento più importante che abbiamo.
Vorrei però sottolineare che, come esseri umani, conosciamo ancora molto poco
dell'Universo che ci circonda, visibile e invisibile.
Per questo considero importante accostarsi all'esplorazione
con mente aperta e spirito giocoso, senza la pretesa che ciò che percepirò
nella prossima esperienza fuori dal corpo, o in qualunque altra esperienza
ultraterrena, costituisca la verità definitiva su ciò che sto esplorando.
Ogni volta che ho mantenuto posizioni rigide su certi
argomenti, dichiarando al mondo delle "verità", la vita mi ha poi
mostrato prospettive nuove e “verità” diverse.
Ecco, credo, perché anche l'esploratore più audace deve
esercitare fiducia. Forse l'atteggiamento più saggio è proprio questo: avere il
coraggio di cercare, la disponibilità a fidarsi quando serve, e l'umiltà di
rivedere le proprie conclusioni.
Grazie per l'attenzione.