giovedì 5 novembre 2026

"Siamo Intelligenze Eterne" di Gianpaolo Maria Vitali

Quest’estate ho letto un gran bel libro che, per molti versi, ha notevoli punti di contatto con il mio “Mondi senza fine”.

Ecco la recensione che ho scritto su Amazon al termine della lettura:

Un libro importante

“L’autore ha la rara capacità di spiegare concetti complessi in modo semplice, chiaro e comprensibile, senza dilungarsi inutilmente.

L’opera offre spunti e risposte su alcune delle grandi domande della vita, tra cui:

• Esiste una vita preterrena?

• Esiste più di una vita?

• Chi, o che cosa, è il Creatore?

• Qual è il rapporto tra l’essere umano e il Creatore?

A parte alcuni dettagli, condivido pienamente il pensiero dell’autore e ritengo che questo sia un libro che dovrebbe essere letto da chiunque si ponga domande sull’esistenza.

Apprezzo in particolare la prospettiva positiva e costruttiva dell’esistenza eterna dell’Essere, una visione preziosa soprattutto in un periodo in cui dottrine e interpretazioni di ogni tipo si diffondono rapidamente in rete.

Questo libro rappresenta una luce nel buio.

Un sentito ringraziamento all’autore per averlo scritto.”

A seguire trovate la descrizione dell’opera dal sito Amazon.

"Esiste davvero un momento in cui l'universo ha avuto inizio?
E se il tempo, la materia e l'intelligenza fossero eterni?
E se la coscienza non fosse il prodotto del cervello, ma il risultato dell'incontro tra uno spirito e un'intelligenza individuale?
Questo libro propone una visione organica della realtà nella quale filosofia e spiritualità sono sottoposte al giudizio della logica.
La logica non è uno strumento della filosofia: è il tribunale davanti al quale ogni filosofia è chiamata a comparire.
L'opera affronta alcune delle domande più antiche dell'umanità: che cos'è la coscienza, da dove proviene lo spirito, quale significato ha il male, perché esistiamo e qual è il destino finale dell'uomo? Le risposte potrebbero sorprenderti per il percorso logico che le sostiene. Non acquistare questo libro se cerchi qualcuno che ti dica cosa pensare.
Aprilo soltanto se sei disposto a metterti in discussione, a seguire un ragionamento fino alle sue conseguenze e, se lo vorrai, a continuare il dialogo con l'autore."

L'opera è acquistabile unicamente QUI 

Un picco di visite mai visto prima!

 


Il 29 ottobre, verso le 11:40, ho controllato le statistiche del blog e ho notato qualcosa che mi ha davvero sorpreso: il numero di visite aveva raggiunto un picco davvero straordinario, mai visto prima.

Alle 11:40 di quella giornata, le visite erano già 3.256. Ma la sorpresa maggiore riguarda il giorno precedente: il 28 ottobre il blog ha registrato 8.705 visite giornaliere.

Sono profondamente stupito da questi numeri. Non me li aspettavo e, anche se le statistiche sono solo cifre, dietro ogni visita c’è una persona che ha scelto di leggere, cercare un’informazione o dedicare qualche minuto a queste pagine.

Per questo mando un abbraccio e un saluto sincero a tutte le lettrici e a tutti i lettori. Grazie di cuore per la vostra presenza, la vostra curiosità e la fiducia che mi dimostrate.

Testo mio revisionato dall'IA. 

mercoledì 4 novembre 2026

Dal satanismo a Cristo: la storia di Riaan Swiegelaar

Più volte in questo blog ho parlato di Gesù Cristo al di fuori di qualsiasi religione organizzata.

Da tanti anni non mi riconosco più nelle organizzazioni religiose, ma continuo a riconoscere sia il Cristo sia la Coscienza Cristica come Presenze edificanti. Lo faccio per la straordinaria potenza trasformativa che è insita nel Cristo… e ribadisco ancora una volta… al di fuori di qualsiasi organizzazione. Ed anche perché ho assistito personalmente a opere straordinarie compiute nel nome di Gesù: nel mio libro Luce e Tenebre ho raccontato la risurrezione di un morto e un esorcismo.

In passato in questo blog sono state narrate le esperienze meravigliose di Haralan Popov e Lynn Ridenhour. Alle loro testimonianze si aggiunge oggi quella di Riaan Swiegelaar, colui che al tempo del suo incontro con Cristo era il portavoce della Chiesa satanista del Sudafrica.

Lascio la parola alla sua storia.

L’intervista in lingua inglese citata a fine articolo è disponibile QUI 
NB è possibile attivare la traduzione automatica in italiano.

Questo è il sunto in italiano scritto dall’IA Perplexity e rielaborato dall’IA Claude, con miei aggiustamenti.

Quando Gesù ti raggiunge nel buio più buio

I fatti relativi alla vita di Riaan Swiegelaar sono ispirati alla sua testimonianza pubblica, in particolare a un’intervista rilasciata in un podcast cristiano e ad altri racconti biografici disponibili online. Questa rielaborazione non intende sostituirsi alle opere originali né riprodurle: ne presenta in forma sintetica e meditativa alcuni elementi centrali.

Certe vite sembrano dirigersi di proposito verso il buio, e proprio lì, quando pare ormai troppo tardi per sperare, vengono raggiunte dalla luce. Quella di Riaan Swiegelaar è una di queste. 

Cresciuto in un ambiente cristiano, è arrivato a guidare la Chiesa satanista del Sudafrica, partecipando a rituali e a strategie pensate per diffondere nel mondo l’agenda satanista. Eppure, in mezzo a quel buio, Gesù lo ha incontrato in modo così diretto e inatteso da cambiare per sempre la direzione della sua vita.

Dalla scuola domenicale all’abbandono della fede

Riaan cresce in una famiglia che si potrebbe definire normale: genitori affettuosi con un matrimonio stabile, una casa serena e la scuola domenicale in una chiesa riformata, come succedeva a tanti ragazzi sudafricani negli anni Ottanta. Impara presto a conoscere la Bibbia, frequenta le funzioni religiose, respira un ambiente religioso che gli trasmette un’idea di Dio, di chiesa, di morale.

Con il tempo, però, quella fede da bambino gli sta stretta. Cerca “qualcosa di più” e lo cerca in una chiesa protestante, più carismatica, dove si parla di esperienze con lo Spirito Santo e di una relazione viva con Dio. Si butta nella vita comunitaria, tra attività giovanili e studi di counseling pastorale, con un coinvolgimento che sembra promettere una fede più profonda.

Proprio dentro la chiesa, però, conosce anche il “church hurt”, la ferita che nasce dai comportamenti e dai giudizi di chi dice di rappresentare Dio. Vede amici respinti per il colore della pelle, sente parole di condanna verso chi non rientra in certi schemi, si scontra con leader più interessati al controllo che all’amore. Non ha ancora un’esperienza personale di Cristo, e queste ferite finiscono per diventare ai suoi occhi il volto stesso di Dio: se i rappresentanti di Dio sono così, pensa, allora dev’essere così anche Dio. Il ragionamento lo porta a voltare le spalle non solo alla chiesa come istituzione, ma al cristianesimo in generale.

Non smette però di cercare. Sente che qualcosa esiste, ma è convinto di non poterlo trovare nelle forme religiose che ha conosciuto.

Alla ricerca del soprannaturale

Comincia così un lungo pellegrinaggio spirituale. Per circa due anni frequenta templi buddhisti e Hare Krishna, si avvicina alle pratiche meditative e approda infine a un centro “olistico” che offre reiki, guarigioni alternative, meditazione e letture psichiche. Lì una donna gli fa una lettura e gli dice che ha doni e capacità non adatti alla religione, ma al tipo di “lavoro spirituale” che svolge lei. Per Riaan quella frase è una rivelazione.

Si dedica alla cristalloterapia, ai tarocchi, a vari metodi di guarigione energetica, fino a lavorare come medium, e si muove con sempre maggiore naturalezza nel mondo dell’occulto. Legge testi esoterici, impara rituali, formula incantesimi per i clienti, convinto di aiutarli e senza accorgersi, dirà poi, di essere entrato in una dimensione spirituale “illegale”, non autorizzata da Dio. Segue anche un intenso training sciamanico e diventa un punto di riferimento per chi cerca “guide spirituali”, “angeli”, “spiriti guida”. La precisione delle informazioni che riceve lo convince di essere davvero in contatto con il mondo spirituale. In realtà, come spiegherà più tardi, si trattava di “spiriti familiari”: presenze che osservano le persone fin dalla nascita e che per questo sanno fornire dettagli esatti.

L’ingresso nel satanismo e l’agenda nascosta

Nel 2015 Riaan gestisce un negozio di prodotti di stregoneria: libri, oggetti rituali, vasetti di incantesimi, quello che in Sudafrica si chiama “Muti”. L’attività va bene e il suo ruolo nell’occulto è ormai consolidato. Un giorno un cliente gli chiede se gli interesserebbe “imparare qualcosa sul satanismo”. Riaan accetta per curiosità intellettuale: è già immerso nei rituali magici e affascinato da figure come Aleister Crowley. Riceve una copia della cosiddetta “Bibbia satanica” e scopre che quel testo parla agli emarginati, ai feriti, a chi si sente fuori posto. Gli sembra di aver trovato finalmente una chiave per leggere il proprio dolore: non sei sbagliato, sei un satanista che non si è ancora riconosciuto. In poche settimane si convince di appartenere a quel mondo.

Comincia a frequentare incontri e rituali e conosce persone che non corrispondono affatto allo stereotipo del satanista vestito di nero e tatuato: professionisti affermati, imprenditori, volti noti della televisione, musicisti, chirurghi, gente in posizione influente. Scopre, racconta, che il satanismo è una rete organizzata con una propria agenda globale, e non un fenomeno marginale. Ogni anno i responsabili delle principali organizzazioni sataniste del mondo si collegherebbero in una conferenza online per fare il punto: obiettivi raggiunti, strategie future, ambiti su cui intensificare l’azione. Questi ambiti sarebbero il potere militare, il controllo finanziario, l’attacco alla famiglia, la limitazione della predicazione cristiana, l’influenza culturale attraverso media e intrattenimento. Negli ultimi anni l’attenzione si sarebbe concentrata soprattutto sui più giovani: reclutare adolescenti, rendere normali simboli e pratiche occulte, spostare poco a poco i confini di ciò che viene percepito come accettabile.

In pochi anni Riaan diventa uno dei volti pubblici del satanismo nel suo paese. Insieme ad altri lavora alla registrazione ufficiale della Chiesa satanista del Sudafrica, con l’obiettivo di darle una veste legale, creare una rete di contatti tra satanisti e avere una “voce pubblica” in grado di ridimensionare o ridefinire agli occhi dei media che cosa sia il satanismo. Per il suo passato cristiano e la sua familiarità con la Bibbia, lo si ritiene particolarmente adatto a confrontarsi in modo aggressivo con i cristiani, usando le Sacre Scritture in chiave polemica.

La madre che prega in silenzio

I genitori non vengono a sapere del suo ruolo da lui. Un giorno, aprendo il giornale, vedono la foto del figlio sotto un titolo che annuncia la fondazione ufficiale della Chiesa satanista del Sudafrica e lo indica come uno dei leader. La madre decide di affrontare la cosa e si presenta con il marito nell’ufficio della chiesa satanista, per incontrarlo di persona. Gli fa una sola domanda: è uno scherzo, o è davvero questo ciò in cui sei coinvolto? Riaan minimizza, come se la differenza non contasse, e lei risponde che vogliono saperlo per capire come pregare per lui.

Non si lancia in discussioni teologiche, non cerca di convincerlo con argomenti. Vuole soltanto sapere come intercedere, da madre, davanti a Dio. Nei quattro anni successivi è Riaan a tagliare quasi del tutto i contatti con i genitori, ma loro non smettono di pregare. La madre scrive il nome del figlio accanto ai versetti che sente come promesse o parole per lui, appoggiando la sua intercessione sull’autorità che avverte come madre credente, e prega perché il figlio venga “richiamato nel Regno di Dio”.

Con il tempo Riaan scoprirà che a pregare non era solo la madre. La visibilità mediatica della Chiesa satanista e del suo portavoce ha spinto migliaia di cristiani, in Sudafrica e altrove, a pregare per lui, spesso a sua insaputa. Anni dopo leggerà il proprio incontro con Cristo proprio come la risposta a quella moltitudine silenziosa di preghiere.

Un abbraccio inatteso

Poco prima della svolta, Riaan partecipa come rappresentante della Chiesa satanista a un’intervista radiofonica. Durante il programma telefona un ascoltatore e gli chiede se crede in Gesù Cristo. La risposta è secca: ci crede quanto al coniglietto di Pasqua o a Babbo Natale. Per lui Cristo è una figura simbolica, un archetipo senza realtà concreta. Sembra una posizione definitiva.

Pochi giorni dopo, però, in un contesto simile, succede qualcosa di molto diverso. Finita un’intervista in un’altra radio, una donna entra nello studio e lo abbraccia senza preavviso, con un affetto semplice e senza giudizio. In quel periodo Riaan evita il contatto fisico e tiene tutti a distanza, quindi l’abbraccio lo spiazza. Nei giorni seguenti la donna lo contatta per chiedergli alcune fotografie da usare nella promozione dell’intervista, e lui nota sul suo profilo uno stato chiaramente cristiano: capisce che è una credente.

Per la prima volta nella sua vita un cristiano lo ha raggiunto senza minacciargli l’inferno, senza insulti né condanne, ma con un gesto concreto di amore e accoglienza. Fino ad allora, da chi si dichiarava cristiano aveva ricevuto soprattutto giudizi e accuse, perfino minacce di morte per il suo ruolo pubblico nel satanismo. Quell’abbraccio diventa una piccola fessura, attraverso la quale più avanti riconoscerà lo stesso amore.

Il rituale interrotto

In uno dei consueti incontri della rete satanista internazionale si decide che ogni organizzazione incarichi una persona di compiere un rituale per “vedere” se l’Anticristo sia già nato o quando potrebbe nascere. Nella Chiesa satanista del Sudafrica la scelta cade su Riaan, ritenuto il più adatto per la lunga esperienza come medium e praticante dell’occulto. Prenota una stanza nel locale usato per i rituali, separata dagli spazi ordinari di riunione.

È la notte del 24 maggio 2022. La stanza non ha illuminazione artificiale ed è pensata per essere rischiarata solo dalle candele, secondo la simbologia del rituale. Riaan prepara ogni cosa con cura: strumenti, simboli da tracciare, formule da recitare, posizioni da assumere, tutto ciò che compone la complessa “liturgia” satanista. Il rituale prevede cinque candele disposte in cerchio, associate a stelle a cinque punte.

Mentre accende la seconda candela, accade qualcosa che nessuno schema prevedeva: la stanza si illumina di colpo, come investita da potenti riflettori. Pensa a uno scherzo, a qualcuno che proietti luce dall’esterno. Si gira per controllare e vede un uomo, una presenza reale, in piedi nella stanza.

D’istinto chiede: «Chi sei?».
L’uomo risponde: «Sono Yeshua di Nazareth».

Riaan non ci crede e dice che deve in qualche modo provarlo. Non riceve nessun argomento razionale. Riceve un’ondata d’amore così intensa da spezzargli le difese interiori, e si ritrova in ginocchio a terra.

 

Solo più tardi collegherà quel momento alla promessa biblica secondo cui ogni ginocchio si piegherà davanti a Cristo. In quell’amore riconosce la stessa qualità dell’abbraccio della donna cristiana alla radio: un amore incondizionato, che non minaccia e non giudica. La scena dura forse da uno a tre minuti, ma a lui il tempo sembra sospeso, come se il mondo intorno fosse entrato in silenzio.

Il rituale non viene portato a termine: l’incontro con Cristo ferma il proposito con cui era entrato in quella stanza. Sconvolto, esce e resta a lungo accanto alla sua auto, cercando di capire se sta impazzendo o se ciò che ha vissuto è reale. Torna a casa e resta a letto tre giorni, svuotato e travolto dalle emozioni. All’alba del quarto giorno una voce lo sveglia e gli dice soltanto: «Vai in spiaggia».

La decisione sulla riva

Riaan obbedisce e si dirige verso il mare. Lì, davanti all’acqua, comincia a parlare con Dio quasi senza filtri, portandogli tutto quello che ha vissuto e il vuoto che sente dentro. In quel dialogo capisce che l’amore provato nella stanza dei rituali è esattamente ciò che gli è mancato per tutta la vita: non una forza impersonale, ma la presenza personale di Cristo, venuto a raggiungerlo dove lui non sarebbe mai andato a cercarlo.

In quel periodo ha, all’esterno, ciò che molti desidererebbero: denaro, droga a disposizione, due case, moto di lusso, una vita apparentemente vincente. Eppure sa che al centro di tutta quell’abbondanza c’è un vuoto profondo, una mancanza di senso che nessun possesso ha mai colmato. Sulla riva, quella mattina, la scelta diventa semplice: seguire Gesù e lasciarsi alle spalle la vita satanista.

Non è però una conversione “magica”, che risolve tutto in un istante. Segue un periodo lungo e faticoso di liberazione spirituale: quasi dieci sessioni di preghiera e ministero in nove mesi, durante le quali vive fenomeni che, a suo dire, prima non avrebbe mai creduto possibili. Nel frattempo affronta la lenta uscita dalla Chiesa satanista, tra difficoltà legali e di relazione, e alla fine riesce a svincolarsene del tutto.

Dalla rete di tenebra a un ministero di luce

Nei mesi successivi Riaan scopre di non essere solo. Incontra altri ex satanisti ed ex occultisti che hanno conosciuto la grazia di Cristo e vogliono aiutare la Chiesa a capire davvero la natura della guerra spirituale in cui si trova. Tra loro c’è Adele, che porta con sé la storia di un satanismo generazionale ma da anni serve come pastora e ministra di liberazione. Insieme fondano un ministero, “Deliverance Hub”, con due compiti. Il primo è formare e incoraggiare il corpo di Cristo, spiegando in modo concreto come funziona l’occulto, quali “porte” spirituali si aprono con certe pratiche, come pregare con discernimento e restare saldi nell’identità in Cristo. Il secondo è accompagnare chi vuole uscire dal satanismo o dall’occulto, offrendo un luogo sicuro, intercessione, sostegno pratico e percorsi di liberazione.

Riaan insiste che il cuore della sua testimonianza non sta nel sensazionalismo di rituali e sacrifici, ma nella potenza della preghiera e dell’amore di Dio. Riconosce che nessun essere umano può “salvare” qualcuno, perché solo Cristo può farlo. Ma è convinto che la storia di come Gesù lo ha raggiunto, quando era forse il più lontano possibile dall’immagine tradizionale del credente, possa rafforzare la fede di molti e ricordare alla Chiesa quanto sia efficace la preghiera.

Che cosa ci dice oggi la storia di Riaan Swiegelaar

Quella di Riaan non è la storia di una vita al riparo dalla sofferenza. È la storia di un uomo ferito dentro la chiesa, deluso da un cristianesimo vissuto come struttura fredda e giudicante, che ha cercato il soprannaturale altrove fino a consegnarsi al satanismo più organizzato. Non ha fatto sconti a se stesso: ha preso parte a rituali oscuri, a strategie pensate per indebolire la fede dei cristiani, a una rete globale che mira, dice, a corrompere cuori e culture.

Colpisce che Gesù lo raggiunga proprio dove, a ragionarci, penseremmo che Dio non entri. Riaan non sta pregando, non cerca una chiesa, non è a un ritiro spirituale: sta preparando un rituale satanista per “vedere” l’Anticristo. È lì che Cristo gli si fa incontro, e non con una discussione teologica, ma con una presenza che porta un amore riconoscibile e irresistibile. Al centro di quell’incontro non ci sono le parole, ma un’esperienza d’amore che spezza anni di menzogna.

Per anni Riaan aveva creduto di aver venduto l’anima, di essere ormai troppo compromesso per essere recuperato, certo che il patto con il male fosse definitivo. In quel momento scopre che l’anima dell’uomo appartiene a Dio e che nessun patto, per quanto grave, può impedire a Cristo di intervenire.

C’è poi la preghiera nascosta: la madre che chiede soltanto “come pregare” per il figlio, il suo nome scritto accanto alle promesse bibliche, le migliaia di credenti che, leggendo di lui sui giornali, decidono di ricordarlo davanti a Dio. Molti di loro non sapranno mai come è finita la vicenda, eppure la risposta di Dio alla loro intercessione si manifesta in una stanza illuminata da una presenza che interrompe un rituale satanista.

La storia di Riaan ci pone una domanda:
È davvero possibile che Cristo non solo ci ami nelle nostre cicatrici, ma venga a cercarci mentre usiamo i nostri doni per opporci attivamente a Lui?
E può darsi che, proprio dove pensiamo di aver superato il limite del perdono, la Sua grazia decida di entrare e di capovolgere il corso della nostra esistenza?

Ci invita anche a rivedere il modo in cui guardiamo i “lontani”.

Riaan racconta che Dio sta facendo emergere, in questo tempo, persone che la Chiesa non avrebbe mai immaginato come futuri leader: ex satanisti, ex occultisti, uomini e donne che hanno conosciuto il buio e ora testimoniano la luce con un’intensità particolare. Il nostro istinto è forse dire che prima devono ripulirsi, fare un lungo percorso, passare per tutte le tappe che noi riteniamo necessarie. Ma Cristo continua a scegliere persone che fanno saltare i nostri schemi.

Alla fine, non conta quanto sia profondo il baratro in cui siamo scesi. Conta che Cristo sa come raggiungerci proprio lì, e che la Sua luce non teme nessuna stanza chiusa, nessun rituale, nessun passato. Che sia una camera rituale dove si accendono candele per un’evocazione, la Sua presenza resta capace di interrompere il corso di una vita e di aprirne uno nuovo.

Se la storia di Riaan lascia un messaggio chiaro, è che la preghiera sincera di un genitore non è mai sprecata e che nessuno è così lontano da Cristo da essere inaccessibile. E forse, mentre pensiamo alla persona che ci sembra “irraggiungibile”, possiamo ricordare che Gesù ha già dimostrato di saper entrare nel buio più buio, e di farlo non con minacce, ma con un amore che piega le ginocchia e fa ricominciare la storia.

 Il canale YouTube di Riaan Swiegelaar: https://www.youtube.com/@MyNameIsRiaan/videos

Il suo sito: https://www.deliverance4me.com/
L’uscita del libro di Riaan Swiegelaar, in lingua inglese, è prevista per il 2 marzo 2027: https://link.amazon/B0dSCPBKP
 
 


Il mio commento

Riaan Swiegelaar racconta di essere stato raggiunto da Cristo durante il suo passato nel satanismo e nell’occulto. La sua storia ha suscitato reazioni diverse tra i cristiani: alcuni la vedono come una potente prova dell’amore di Cristo e della Grazia; altri la esaminano con prudenza, poiché non parla di pentimento, dell’importanza della religione per la salvezza e tanto altro.

A parere mio, ciò che conta è che quest’uomo considerava il bene male e il male bene, aveva un pessimo rapporto con i suoi genitori e, in altre interviste, ha narrato di aver anche effettuato sacrifici animali. Oggi dedica un giorno alla settimana a consegnare un pasto caldo ai bisognosi della sua città, tende una mano ai più deboli, testimonia di come Cristo gli abbia cambiato la vita e gli abbia fatto vivere un’esperienza di amore incondizionato, e ha recuperato il rapporto con la madre (il padre è morto).

Gesù disse che riconosceremo i suoi discepoli dai loro frutti. A me questo basta e avanza per valutare il suo operato. Ricordiamo altresì che Swiegelaar non è un santo e non deve essere considerato tale.

Per alcuni versi, il Gesù di cui parla Swiegelaar mi ricorda quello di cui ha parlato Lynn Ridenhour qui: Il Maestro al di fuori di qualunque religione

Cosa ne facciamo della testimonianza di Swiegelaar?

Ognuno scelga per sé stesso. Per me è stata fonte d’ispirazione e non vedo l’ora di leggere il suo libro.

giovedì 29 ottobre 2026

Chiedere ai sogni

 

Da più di un anno convivo con un disagio che pesa sia sulla mia salute sia sul mio umore. Nei mesi scorsi ho cercato di dedicare del tempo a capirne la causa, o le cause, ma senza successo.

Nell’ultima settimana ho deciso di usare gli strumenti che ho a disposizione. Vi racconto cosa è successo.

Quando vado a letto, chiedo al mio Sé superiore di mostrarmi la causa di quel disagio, nominandolo esplicitamente. Il sonno prosegue sereno fino alle 6:00 circa. Faccio un salto in bagno e poi torno a letto. In passato per questo tipo di lavoro usavo il “Percorso libero in Focus 12”, ma ora preferisco le frequenze di Focus 18, presenti (anche se non dichiarate) nell’ultimo brano dell’album Aprire il cuore.

Metto gli auricolari collegati al lettore MP3 e faccio partire il brano a volume molto basso. Poi scivolo nel sonno ripetendo nella mente: “Chiedo al mio Sé superiore di manifestarmi la causa di…”, e qui inserisco il nome della criticità.

Ho ripetuto questo esercizio per tre mattine. In due occasioni ho fatto un sogno; la terza volta non sono più riuscito a riaddormentarmi e mi sono alzato.

I due sogni erano pertinenti alla domanda e mi hanno dato elementi nuovi su cui lavorare. Nei prossimi giorni continuerò. Quando avrò un quadro completo delle cause, passerò alle soluzioni, con lo stesso metodo.

Una cosa però ci tengo a dirla: ho anche un cervello, che ogni tanto provo a usare 😊: mi serve per elaborare, analizzare, riflettere e lavorare su ciò che emerge.

Grazie, Bob Monroe e Hemi-Sync, per Focus 18.

 
Immagine creata da IA e testo mio ma revisionato da IA.

Le combinazioni segrete

 

Quando ero membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (lo sono stato fino a settembre 2000) leggevo regolarmente sia la Bibbia sia il Libro di Mormon e in quest’ultimo mi colpiva un’espressione: “combinazioni segrete”. Si tratta di gruppi clandestini di persone che si legano con giuramenti e segni di riconoscimento per ottenere potere, ricchezza e impunità, e che non si fermano davanti a omicidi, ricatti, corruzione e cospirazioni politiche. Il testo li descrive come opere delle tenebre, ispirate dal diavolo.

Per anni mi sono chiesto se esistesse un esempio concreto, nel mondo di oggi. Non pretendo di avere una prova, ma c’è un caso che mi ha fatto pensare a lungo.

Immagina una delle nazioni più potenti dell’Occidente scossa da uno scandalo enorme, fatto di abusi su ragazze minorenni e di una rete di relazioni altolocate. Le autorità competenti raccolgono video, fotografie e messaggi. Eppure le condanne sono pochissime. L’uomo al centro della vicenda muore in cella prima del processo: ufficialmente è un suicidio, ma le guardie non sorvegliano come dovrebbero e il video che dovrebbe chiarire tutto ha un buco. Una sua collaboratrice viene condannata. Un principe di una casa reale straniera perde titoli e ruoli pubblici.

Non posso affermare con certezza dire che dietro a questa vicenda ci sia una “combinazione segreta”. Quello che vedo, però, è come potere, denaro e amicizie giuste possano creare un clima di impunità. Quando le indagini si trascinano, le responsabilità restano vaghe e le vittime non ottengono giustizia, il problema non è più solo di un uomo: è del sistema.

Allora mi chiedo: che ne è della verità? E della giustizia? E chi risarcirà davvero chi ha subito tutto questo?

Una cosa credo di averla capita: il male che si organizza nell’ombra non riguarda solo un paese o un’epoca. Esiste ovunque, ed è per questo che vale la pena non smettere di fare e farsi domande.

 
Immagine creata da IA e testo mio ma revisionato da IA.

giovedì 15 ottobre 2026

Lezioni di vita da un truffatore

 

Anni fa conoscevo un truffatore, di cui ho parlato nel mio libro Luce e Tenebre. Aveva amicizie, diciamo, originali: borseggiatori, ladri d’appartamento, il tipo di gente che non ti invita a cena ma sa esattamente a che ora esci di casa. Una volta mi regalò due perle di saggezza, ricevute a sua volta da veri “specialisti del settore”. Formazione continua, a modo loro. Ora le passo a voi, a titolo puramente informativo.

Insegnamento n° 1
«Sui mezzi pubblici, il portafoglio va nella tasca anteriore dei pantaloni. Mai dietro: dietro è un invito a nozze.»

Consiglio che arriva dritto dalla fonte, quindi niente da eccepire. Io mi domando se forse una tasca interna della giacca non sia ancora meglio.

Insegnamento n° 2
«Dove si nascondono i piccoli oggetti di valore quando si esce di casa? Un ladro esperto, se ha tempo, li trova comunque. Ma se ha fretta o viene disturbato, non smonterà tutte le prese di corrente della casa. Quindi, nel buco delle prese.»

Qui la teoria è affascinante: il ladro, a metà di uno scasso, si scopre improvvisamente elettricista. Nella pratica, però, vi dico subito che non dovete farlo. Dietro una presa ci sono fili sotto tensione, e l’unico tesoro che rischiate di trovare è una scossa anche mortale, o nella migliore delle ipotesi un cortocircuito. Il modo più rapido per perdere i gioielli di famiglia è dar fuoco alla casa. Meglio una piccola cassaforte fissata al muro.

In conclusione
Sprazzi di saggezza truffaldina: preziosi come aneddoto, un po’ meno come manuale d’uso. Di certo, la prossima volta che siete in autobus, saprete dove tenere il portafoglio. E la prossima volta che vi viene voglia di fare l’elettricista, lasciate perdere.

Immagine creata da IA e testo revisionato da IA.

mercoledì 14 ottobre 2026

Immagini, Testi e IA

Perché qui nel blog ho deciso di segnalare al lettore quando un’immagine è stata creata dall’IA oppure un testo è stato revisionato dall’IA?

Perché ritengo che i lettori abbiano il diritto di essere informati al riguardo.

Mi rendo conto che alcuni potrebbero essere contrari all’uso di un tale mezzo e scegliere, di conseguenza, di non seguire più il mio blog.

Quindi è possibile che perderò alcuni lettori?

Sì… e va bene così.

Leggo abbastanza regolarmente le storie che pubblica un tipo. Si tratta di racconti estremamente intriganti e appassionanti… ma ho costantemente l’impressione, senza poterne esserne certo, che siano scritti (o revisionati pesantemente) dall’IA… e lui non lo dichiara mai.

Poiché questa cosa mi indispone, non intendo farla vivere ai lettori del blog.

Se questa sarà l’ultima volta che ci incontreremo qui… così sia… Buon cammino e buona vita. 👋

A chi invece rimarrà… arrivederci a presto! 💜 e in questo post... nessuna immagine 😉

Il tempo, l’asset più importante

 


Sono arrivato a un punto della vita in cui mi sono accorto che il tempo è la cosa più preziosa che ho.

Forse perché comincia a scarseggiare. O forse perché ho ancora un sacco di progetti da portare a termine, cose da vivere, cose da imparare.

Da giovani il tempo sembra infinito. Lo si spreca, lo si rimanda, lo si dà per scontato. Poi un giorno ci si accorge che non è così.

Non è una scoperta drammatica. Anzi, può essere una liberazione, perché quando capisci che il tempo è limitato cominci a guardare le cose con più attenzione. Ti chiedi: “Mi serve davvero? Ha a che fare con quello che voglio diventare? Vale la pena spenderci energia?”

Ecco, “energia”: l’altra parola magica.

Con gli anni non basta avere tempo, serve anche la forza per usarlo bene. E quella cala. I tempi di recupero si allungano, e col passare degli anni andrà solo peggio.

Lo sento e non lo dico per lamentarmi: è semplicemente una realtà che chiede di essere accettata.

Per questo ho bisogno di concentrarmi su ciò che conta davvero: quello che è in linea con i miei obiettivi, con i miei valori, con il mio cammino.

Non tutto merita il mio tempo.
Non tutto merita la mia energia.

Forse è una delle lezioni più importanti che gli anni ci insegnano: dire sì a poche cose e no a tante altre.

Non vuol dire chiudersi al mondo, ma semplicemente scegliere. Non per rinunciare, ma per concentrarsi.

Perché alla fine non conta quanto tempo abbiamo, ma come lo usiamo.

E tu, quanta attenzione dai al tuo tempo?

PS: mi sa che nelle prossime settimane rileggerò La maturità di Osho.

Immagine creata da IA e testo revisionato da IA.

lunedì 5 ottobre 2026

I due grandi aspetti dell'esistenza

 

Nella vita di ognuno ci sono due faccende da sbrigare. La prima la conosciamo benissimo: sopravvivere. Mangiare, avere un tetto sopra la testa, pagare le bollette, lavorare, tirare avanti. Ci prende tempo, energie e un bel po' di pensieri, ogni singolo giorno.

La seconda la teniamo a distanza, perché ci mette a disagio: questa vita finirà. Lo sappiamo tutti, eppure appena qualcuno nomina la morte ci viene voglia di fare gesti scaramantici o di cambiare discorso. Ma l'appuntamento resta lì, che ci pensiamo o no.

Il tempo che ci rimane per pensarci

Capisco perché succede. Una scadenza di lavoro o una bolletta da pagare hanno una data precisa, e a confronto la domanda sul senso della vita sembra poter aspettare. Così si va avanti una giornata dopo l'altra, e la domanda resta in fondo alla lista.

Però prima o poi quella domanda arriva, magari quando un amico o una persona cara si ammala gravemente o viene a mancare. Che ne sarà di me quando tutto finirà? Resterà qualcosa di cosciente, o si spegne tutto? E le persone che amo, le rivedrò?

Per rispondere, qualcuno si affida alla fede, altri alla filosofia; poi c'è chi ci riflette per conto proprio. Altri provano la meditazione, le esperienze extracorporee e strumenti come Hemi-Sync, nella speranza di capire qualcosa in più della mente e di quello che sta oltre la percezione ordinaria. E c'è anche chi decide di non occuparsene. Anche quella è una scelta.

E tu, quanto tempo ci dedichi?

Allora la domanda diventa un'altra: quanto del mio tempo va alla prima faccenda e quanto alla seconda? E conta davvero dedicarne anche alla seconda?

Non sto dicendo di mollare il lavoro e mettersi a contemplare l'infinito. Le cose concrete vanno fatte, e fatte bene. Ma se ogni ora delle nostre giornate è presa solo da ciò che è urgente, forse vale la pena fermarsi un momento.

Pensare alla morte non vuol dire per forza avere paura o diventare tristi. Anzi, a me sembra che aiuti a dare il giusto peso al tempo, alle persone che abbiamo accanto, alle scelte di ogni giorno.

Cosa c'è dopo?

Questa risposta la lascio a te. Ma possiamo scegliere se guardare la domanda in faccia o lasciarla in un angolo. E una posizione onesta, nostra, vale la pena di prenderla.

Pensiamoci su.

Immagine creata da IA e testo revisionato da IA.

lunedì 28 settembre 2026

"Il viaggio astrale - istruzioni per l'uso" di Michele Bizzarri

 


Una grande notizia per tutte le esploratrici ed esploratori!

E' appena uscito il nuovo libro di Micky Bizzarri.

"Il Viaggio Astrale. Istruzioni per l'Uso"

Un manuale pratico per l'esplorazione extra-corporea. E si parla anche di Hemi-Sync!

Il libro cartaceo è acquistabile QUI e QUI


Indice

Prefazione di Michael Raduga

Prefazione di Davide Rozzoni

Introduzione

  • Capitolo 1 – Oltre il corpo fisico
  • Capitolo 2 - Addormentamento controllato (metodo diretto)
  • Capitolo 3 - Risveglio controllato (metodo indiretto)
  • Capitolo 4 - Il mostro in fondo al letto
  • Capitolo 5 - Vibrazioni e separazione dal corpo fisico
  • Capitolo 6 - Ricapitolazione e recupero dell'energia
  • Capitolo 7 - Metacognizione
  • Capitolo 8 - Differenza tra sogno lucido e viaggio astrale
  • Capitolo 9 - Tecniche “WILD”, “DILD” e “MILD”
  • Capitolo 10 - Trasformare il sogno lucido in una OBE
  • Capitolo 11 - Pianificazione
  • Capitolo 12 - Perdere la lucidità
  • Capitolo 13 - Il laboratorio di coscienza
  • Capitolo 14 - Come diventare esperti viaggiatori
  • Capitolo 15 - Step-SMV: è la tecnica definitiva?
  • Capitolo 16 - Frequenze e battiti binaurali Hemi-Sync®
  • Capitolo 17 - La nuova “Psicologia Rem”
  • Capitolo 18 - Incontrare i defunti
  • Capitolo 19 - Piano di 5 settimane per i viaggi astrali

Conclusioni

Ringraziamenti

mercoledì 23 settembre 2026

Un libro "diverso" su Gesù

Ringrazio l'autore, che ha preferito restare anonimo, per avermi donato una copia. E c'è qualcosa che mi piace in questo gesto: niente nome, niente volto, solo il messaggio. Al centro resta quello.

Come tanti, anche io sento un'attrazione verso Gesù, verso quell'energia cristica che va oltre le chiese. Ed è proprio da lì che nasce questo libro: non vuole convincerti di niente, non ti tira dentro nessuna struttura. Ti invita solo a incontrare il Cristo in modo più diretto, più tuo.

Quello che ho apprezzato è il tono: rispetta ogni tradizione ma non si incastra in dogmi o paroloni da chiesa. Si sente che c'è una ricerca vera dietro, che parla sia a chi già sente questa affinità con Gesù, sia a chi arriva solo per curiosità, con il cuore aperto.

Mi è piaciuto anche come affronta temi grossi con una semplicità disarmante. Nessuna pretesa di porsi come teologo o accademico; solo la voglia di farsi capire da chi legge.

E poi c'è un dettaglio che dice tutto: il libro cartaceo su Amazon è accessibile a tutti, € 4,26. In un mondo dove i libri spirituali diventano spesso oggetti di nicchia o roba di lusso, questa scelta parla chiaro: vuole far girare il messaggio, non venderlo.

Lo consiglio se:

  • senti già qualcosa per Cristo, ma fai fatica a stare dentro le forme religiose istituzionali
  • vuoi avvicinarti a Gesù in modo più interiore, meno dogmatico
  • cerchi qualcosa di breve, chiaro, rispettoso, che lasci spazio a te

È un libro "diverso" su Gesù, come dice il titolo del post, non perché cerca l'originalità a ogni costo, ma perché va dritto all'essenziale, senza fronzoli e senza marketing.

Leggilo se senti quell'affinità con il Cristo.

Link Amazon 

PS Esiste anche un canale Telegram dedicato al libro: https://t.me/quandoilcuoreincontraCristo 

Testo revisionato da IA.

giovedì 17 settembre 2026

Perché anche l'esploratore deve esercitare fiducia?

  

Quali sono le fonti di conoscenza quando si esplorano quelli che chiamiamo mondi invisibili, realtà non fisiche o dimensioni dell'Aldilà?

Una prima risposta potrebbe essere: le informazioni ricevute da altri. Anche un esploratore che cerca l'esperienza diretta, infatti, spesso riceve indicazioni, spiegazioni o insegnamenti da guide, presenze, compagni di viaggio, esseri percepiti come non fisici o persone che hanno raccontato esperienze simili prima di lui. In questi casi entra inevitabilmente in gioco la fiducia.

Con "fiducia" non intendo credulità cieca. Intendo piuttosto la disponibilità a prendere in considerazione un'informazione, pur riconoscendo che non sempre possiamo verificarne con certezza assoluta la fonte, l'origine e il significato. Qualcuno potrebbe chiamarla fede; io preferisco definirla una fiducia vigile, aperta alla verifica e alla revisione.

Informazioni ricevute da terzi

Un esempio chiaro riguarda Robert Monroe e la vicenda del Loosh. In Viaggi Lontani, Monroe racconta di essere venuto a conoscenza di questo argomento attraverso un rote, una sorta di pacchetto di informazioni trasmessogli dal suo compagno di viaggio BB. Il rote era contenuto nell'opuscolo relativo all'illusione dello spazio e del tempo, consegnato ai viaggiatori dal Direttore del viaggio. BB stesso precisa di non sapere da dove il Direttore avesse ottenuto esattamente quelle informazioni: «Ce li ha semplicemente gettati», dice, nel senso che le aveva distribuite senza fornire ulteriori spiegazioni.

Monroe, quindi, non afferma di avere scoperto autonomamente il discorso sul Loosh. Lo riceve già strutturato, come parte del materiale informativo destinato ai viaggiatori.

Le presenze che lo hanno informato erano davvero ciò che affermavano di essere?

E, ammesso che lo fossero, Monroe le ha ricevute e comprese nel modo più completo possibile?

Un caso simile è quello di Bruce Moen, che in Viaggio verso il Padre di Curiosità riceve gran parte delle informazioni su “Inferni” e “Paradisi” da quelli che definisce "Operatori della Coscienza" — persone defunte che, secondo il racconto, aiutano altri defunti nella loro esperienza post-terrena. Anche qui, si ripropongono le stesse domande.

Naturalmente questo non significa che Moen o Monroe accettino tutto in modo passivo o acritico. Significa però riconoscere che, quando una conoscenza viene trasmessa da una fonte esterna, una quota di fiducia è inevitabile.

Esperienza diretta e interpretazione

Esiste poi un'altra fonte di conoscenza: l'esperienza diretta. Una persona può esplorare attraverso i metodi che sente più congeniali: un'esperienza fuori dal corpo, un sogno lucido che si trasforma in OBE, l'ascolto dell'Hemi-Sync, il metodo dell'attenzione focalizzata sviluppato da Bruce Moen o altri strumenti e pratiche.

Che l'esperienza sia spontanea o intenzionalmente ricercata, restano però le stesse domande di fondo:

Le presenze che incontro sono davvero ciò che affermano di essere?

Le realtà che incontro sono davvero ciò che sembrano essere?

E io sono in grado di comprendere ciò che percepisco senza deformarlo attraverso le mie paure, aspettative e credenze?

L'esperienza diretta è certamente preziosa — forse lo strumento più importante a nostra disposizione. Ma esperienza diretta non significa interpretazione infallibile.

Nella vita, ciascuno di noi è stato esposto a insegnamenti, idee e credenze che ha inizialmente accolto come veri prima di poterli verificare personalmente. Questi elementi influenzano il modo in cui affrontiamo un'esperienza e, soprattutto, il modo in cui la interpretiamo in seguito. A questo si aggiungono paure, desideri, speranze, condizionamenti culturali e credenze accumulate nel corso dell'esistenza. Ogni esperienza, e la successiva interpretazione dell'esperienza, è quindi in qualche misura colorata da tutti questi elementi. Questo non significa che l'esperienza sia falsa. Significa che dobbiamo tenere conto del filtro attraverso cui la riceviamo.

Quando l'insegnamento precede l'esperienza

Immaginiamo un esploratore che, negli anni della propria formazione, sia entrato in contatto con gli insegnamenti di Ramtha raccolti sotto il titolo Sfuggire alla trappola della luce. Se li ha ritenuti attendibili e li ha profondamente interiorizzati prima di iniziare a esplorare certi aspetti dell’Aldilà, è naturale che tali insegnamenti influenzino il suo modo di interpretare ciò che incontra. Potrebbe tendere a percepire, dare maggiore peso o attribuire un significato particolare a esperienze che sembrano confermare ciò che ha già appreso: per esempio, l'idea che dopo la morte non si debba andare verso la luce, ma dirigersi verso il vuoto.

Non sto dicendo che tali esperienze siano inventate o prive di valore. Sto dicendo che ogni esploratore dovrebbe chiedersi quanto delle proprie percezioni dipenda dall'esperienza in sé. E quanto, invece, dipenda dalle aspettative, dalle paure e dalle credenze che porta con sé.

Fidarsi, in questo senso, non significa accettare tutto. È quella fiducia vigile di cui parlavo all'inizio: si sospende il giudizio, si annota con cura ciò che si è vissuto, si lascia che il tempo e il confronto con altri elementi amplino o correggano le conclusioni iniziali.

Una singola esperienza può essere significativa, ma difficilmente dovrebbe trasformarsi subito in una legge universale. Forse la fiducia più sana è quella che sa convivere con un certo grado di incertezza.

In tale prospettiva quando pubblicai su Amazon Luce e Tenebre, inserii questa nota:

NOTA IMPORTANTE

“Le esperienze e le narrazioni contenute in questo scritto NON rappresentano la verità assoluta, ma il massimo che sono stato in grado di ricevere, gestire e accettare nei momenti specifici in cui le ho vissute, sulla base delle paure e credenze che erano presenti in me a quel tempo.

È possibile che la comprensione di un messaggio o di una conoscenza ricevuta in passato, oggi venga ampliata, modificata, integrata e forse anche stravolta se oggi, rispetto al passato, ho paure e credenze diverse.

Pertanto, sulla base di quanto precede, è necessario rimanere aperti e disponibili a ricevere ulteriore luce e conoscenza su qualsiasi argomento.”

Con questo articolo non intendo minimizzare l'importanza dell'esperienza personale, propria o altrui. Al contrario: per quanto parziale e imperfetta, resta probabilmente lo strumento più importante che abbiamo. Vorrei però sottolineare che, come esseri umani, conosciamo ancora molto poco dell'Universo che ci circonda, visibile e invisibile.

Per questo considero importante accostarsi all'esplorazione con mente aperta e spirito giocoso, senza la pretesa che ciò che percepirò nella prossima esperienza fuori dal corpo, o in qualunque altra esperienza ultraterrena, costituisca la verità definitiva su ciò che sto esplorando.

Ogni volta che ho mantenuto posizioni rigide su certi argomenti, dichiarando al mondo delle "verità", la vita mi ha poi mostrato prospettive nuove e “verità” diverse.

Ecco, credo, perché anche l'esploratore più audace deve esercitare fiducia. Forse l'atteggiamento più saggio è proprio questo: avere il coraggio di cercare, la disponibilità a fidarsi quando serve, e l'umiltà di rivedere le proprie conclusioni.

Grazie per l'attenzione.

Testo revisionato da IA.