giovedì 28 maggio 2026

Sulla meditazione col mantra

 


Oggi voglio condividere qualcosa che mi ha colpito, anche se non fornirò tutti i dettagli... capirete perché man mano che leggerete.

Mi sono ritrovato a sfogliare alcune pagine di un libro scritto da un noto occultista del secolo scorso. Un testo in cui vengono elencati e descritti un gran numero di demoni, con tanto di caratteristiche, poteri e attributi. Lettura non esattamente leggera ed edificante nella quale non mi sono mai immerso in passato, ma che oggi sentivo la spinta interiore a intraprendere per ragioni che ho compreso più tardi. Mentre scorrevo quei nomi, mi sono fermato di colpo. Una fonte online di ex-seguaci di una organizzazione che promuove la meditazione col mantra riporta i mantra segreti di tale organizzazione. Con mio sommo stupore ho rilevato che il nome di uno di questi demoni citato nel libro dell'occultista di cui sopra era identico a uno dei mantra usati da tale organizzazione.

Questa cosa mi ha causato un certo turbamento. Trovo inquietante pensare che migliaia di persone ripetano continuamente quel suono durante la meditazione, del tutto inconsapevoli di cosa stiano pronunciando.

Quali sono le conseguenze, ammesso che ce ne siano, non lo so. Ma la domanda mi sembra legittima.

Detto questo, voglio essere onesto: non ho una prova che quel mantra sia il nome di quel demone nel senso stretto del termine. Potrebbe anche essere una coincidenza. Ma proprio per questo, mi sembra che valga la pena rifletterci.

Se siete cristiani, ci sono mantra alternativi semplici e carichi di significato: "Gesù", "Amen", oppure "Maranatha", un'espressione aramaica che compare nel Nuovo Testamento e significa "Vieni, Signore".

Se invece preferite qualcosa di più neutrale, il dottor Herbert Benson nel suo libro La risposta rilassante suggerisce semplicemente la parola "one", che in italiano si traduce con “uno”, senza connotazioni religiose di alcun tipo, ma altrettanto efficace.

A proposito di efficacia, mi tornano in mente le parole di Anthony De Mello, il gesuita e maestro spirituale scomparso nel 1987, che nel libro Sadhana racconta:

"Un amico gesuita, che tratta tutte le teorie religiose con sano scetticismo, mi assicura che, con la ripetizione costante e ritmica di 'uno-due-tre-quattro', raggiunge gli stessi risultati 'mistici' che il suo confratello più religioso afferma di ottenere con la devota e ritmica recita del nome di Dio."

Questa citazione apre un'altra porta: conta di più il suono in sé, o l'intenzione con cui lo usiamo? Domanda aperta, senza risposta definitiva.

Quello che posso dire è che ho beneficiato personalmente della meditazione con il mantra; è una pratica che rispetto e continuo a considerare preziosa. Nel mio libro "Luce e Tenebre" ho condiviso un'esperienza meravigliosa al riguardo. Proprio per questo mi sento di invitare chiunque pratichi la meditazione col mantra a fermarsi un momento e chiedersi: so cosa sto ripetendo? Da dove viene questo suono? Cosa porta con sé?

Non è una domanda retorica. È semplicemente buon senso.