Premessa: non conosco personalmente Corrado Malanga e non ho mai interagito con lui.
Negli ultimi
giorni ha fatto discutere il servizio de Le Iene dedicato a Corrado
Malanga, figura nota nel panorama della ricerca sugli alieni.
Ho aspettato un po’ prima di dire la mia, prendendomi il tempo di riascoltare
con attenzione il video dell’”intervista” delle Iene, reperibile sia sul sito
di Mediaset Infinity (clicca QUI) sia la risposta di Malanga su YouTube (clicca QUI).
Dopo qualche riflessione, sento di voler condividere alcune considerazioni
personali sulla vicenda.
Un attacco strumentale?
A mio avviso, è molto probabile che il video delle Iene, come anche l’episodio legato a “La Zanzara” (clicca QUI) e quello di Rai Tre del 21 Novembre 2025 (clicca QUI), rientrino in un attacco orchestrato e strumentale che mira a screditare sia l’uomo sia le sue ricerche.
Trovo difficile credere che sia un caso la quasi contemporanea diffusione di questi contenuti critici su tre canali così importanti e seguiti dal pubblico.Per anni Malanga ha parlato apertamente di alieni, di coscienza, di interferenze, senza che nessuno gli muovesse accuse secondo queste modalità pubbliche. Ora che sta lavorando a progetti complessi – come quello della “piramide di Chefren” e, a giugno 2025, con la pubblicazione del libro “Fenomeni Beata Vergine Maria. Contatti alieni e apparizioni mariane a confronto con l'IA”, ha esaminato le apparizioni mariane concludendo che si tratterebbero di manifestazioni aliene, attaccando di fatto la fede di più di un miliardo di cattolici nel mondo – improvvisamente esplode il “caso”.
Inoltre, secondo quanto riferisce Mazzucco nel video di risposta di Malanga sopra citato, la legge 4 del 2013 consente l’esercizio di attività come quella dell’ipnologo come libera professione intellettuale. In questa cornice, l’ipnosi a fini non terapeutici che Malanga ha dichiarato di aver praticato in passato (ai fini di crescita personale, coaching, spiritualità) rientra nelle prestazioni ammesse come libera professione e non richiede né diploma specifico né iscrizione a un albo professionale, purché non si facciano diagnosi mediche né si prescrivano terapie. Pertanto, le accuse delle Iene a Malanga sul semplice fatto di aver usato l’ipnosi in ambito non medico appaiono quantomeno discutibili sul piano giuridico e, per molti versi, inopportune.
La modalità del servizio televisivo delle Iene è, ancora una volta, la solita: provocatoria, tagliata ad arte, accusatoria, più interessata al sensazionalismo che alla sostanza. Nulla di nuovo. Ma ciò che mi fa riflettere è che solo oggi molti gridino allo scandalo per il modo in cui Le Iene hanno trattato Malanga, quando in passato tutti, me compreso, siamo rimasti in silenzio mentre altre persone venivano messe alla gogna mediatica. Forse ci indigniamo solo quando le Iene toccano qualcuno che conosciamo e che dai suoi estimatori è sommamente considerato?
Il merito di un lavoro pionieristico
Vale la pena
ricordare che a Malanga dobbiamo molto. È stato tra i primi in Italia a portare
avanti con rigore e sistematicità lo studio del fenomeno alieno, costruendo
modelli interpretativi originali e aprendo un dibattito pubblico che nessun
altro aveva osato affrontare con tale profondità.
Questa dedizione, spesso offerta a titolo gratuito e sostenuta soorattutto dalla sua determinazione, merita riconoscenza, quale che sia il giudizio sul suo metodo.
A questo proposito, gli alieni esistono? Oltre a ciò che per anni ha insegnato Malanga, esistono testimonianze di prima mano di persone che godono della mia stima che affermano di aver visto esseri non umani in stato di veglia, alla luce del giorno, in contesti ordinari e non alterati. Nel 2026 verranno pubblicate le loro esperienze al riguardo, affinchè ognuno possa farsi la propria idea.
Gli elementi inquietanti del caso
Ci sono però
aspetti del materiale emerso che lasciano perplessi.
Quando Malanga dice al marito della donna coinvolta che “non vi siete
innamorati per caso, ma è stato l’alieno in lei a condizionarvi per generare
figli utili a lui”, non posso che rabbrividire. È un tipo di affermazione che,
in qualsiasi contesto, suona più da setta che da ricerca scientifica.
Ancora più delicato è l’aspetto che riguarda i figli: il dodicenne che afferma “ho integrato anima e spirito”, o il quattordicenne che racconta di aver colpito una presenza con “un raggio verde” sono immagini che inquietano. Non tanto per il contenuto simbolico, ma perché sembrano testimoniare la presenza di una forte influenza di credenze adulte su menti ancora in formazione.
A ciò si
aggiungono gli oltre 200 messaggi scambiati tra Malanga e la madre, indice di
un rapporto continuativo e intenso, non di un semplice incontro occasionale.
Tutto questo lascia aperte domande – legittime, e che spetterà alle debite
autorità chiarire – sui limiti etici e psicologici di certe influenze ed eventuali pratiche.
Il rischio della deriva psicologica
Alcune uscite
di Malanga, come la celebre frase “quando la Meloni sgrana gli occhi è l’alieno
dentro di lei”, contribuiscono purtroppo a farlo apparire, agli occhi del
pubblico generalista, come una figura poco credibile o eccessiva nelle sue affermazioni.
Comprendo perché gran parte dell’opinione pubblica reagisca con scetticismo e
ironia, anche se non condivido assolutamente il modo superficiale e sbrigativo con
cui certa informazione tende a etichettare e ridicolizzare questo tipo di situazioni.
Ma su questo aspetto, credo che l’unica che abbia titolo a rispondere sia solo ed esclusivamente la diretta interessata ossia Giorgia
Meloni.
Considerazioni finali
In
conclusione, credo che questa vicenda rappresenti un punto di svolta.
Da un lato, Malanga rimane una figura centrale nella ricerca alternativa sugli
alieni e nelle riflessioni sulla coscienza. Dall’altro, certi episodi, in
particolare l’eventuale interazione di Malanga con i minori tramite insegnamenti offerti, ipnosi o meditazioni che lo coinvolgono direttamente, se confermata, sembrano essere difficili da
giustificare e danno l’impressione di un eccesso di zelo o di un confine
oltrepassato.
Resta una
grande amarezza: la sensazione che tutto questo abbia
contribuito a distruggere una famiglia e a gettare discredito su un
campo di ricerca che avrebbe bisogno di tutto tranne che di
spettacolarizzazione.
E forse, al di là di ogni giudizio, questa è la vera tragedia di tutta la
vicenda.
