mercoledì 4 novembre 2026

Dal satanismo a Cristo: la storia di Riaan Swiegelaar

Più volte in questo blog ho parlato di Gesù Cristo al di fuori di qualsiasi religione organizzata.

Da tanti anni non mi riconosco più nelle organizzazioni religiose, ma continuo a riconoscere sia il Cristo sia la Coscienza Cristica come Presenze edificanti. Lo faccio per la straordinaria potenza trasformativa che è insita nel Cristo… e ribadisco ancora una volta… al di fuori di qualsiasi organizzazione. Ed anche perché ho assistito personalmente a opere straordinarie compiute nel nome di Gesù: nel mio libro Luce e Tenebre ho raccontato la risurrezione di un morto e un esorcismo.

In passato in questo blog sono state narrate le esperienze meravigliose di Haralan Popov e Lynn Ridenhour. Alle loro testimonianze si aggiunge oggi quella di Riaan Swiegelaar, colui che al tempo del suo incontro con Cristo era il portavoce della Chiesa satanista del Sudafrica.

Lascio la parola alla sua storia.

L’intervista in lingua inglese citata a fine articolo è disponibile QUI 
NB è possibile attivare la traduzione automatica in italiano.

Questo è il sunto in italiano scritto dall’IA Perplexity e rielaborato dall’IA Claude, con miei aggiustamenti.

Quando Gesù ti raggiunge nel buio più buio

I fatti relativi alla vita di Riaan Swiegelaar sono ispirati alla sua testimonianza pubblica, in particolare a un’intervista rilasciata in un podcast cristiano e ad altri racconti biografici disponibili online. Questa rielaborazione non intende sostituirsi alle opere originali né riprodurle: ne presenta in forma sintetica e meditativa alcuni elementi centrali.

Certe vite sembrano dirigersi di proposito verso il buio, e proprio lì, quando pare ormai troppo tardi per sperare, vengono raggiunte dalla luce. Quella di Riaan Swiegelaar è una di queste. 

Cresciuto in un ambiente cristiano, è arrivato a guidare la Chiesa satanista del Sudafrica, partecipando a rituali e a strategie pensate per diffondere nel mondo l’agenda satanista. Eppure, in mezzo a quel buio, Gesù lo ha incontrato in modo così diretto e inatteso da cambiare per sempre la direzione della sua vita.

Dalla scuola domenicale all’abbandono della fede

Riaan cresce in una famiglia che si potrebbe definire normale: genitori affettuosi con un matrimonio stabile, una casa serena e la scuola domenicale in una chiesa riformata, come succedeva a tanti ragazzi sudafricani negli anni Ottanta. Impara presto a conoscere la Bibbia, frequenta le funzioni religiose, respira un ambiente religioso che gli trasmette un’idea di Dio, di chiesa, di morale.

Con il tempo, però, quella fede da bambino gli sta stretta. Cerca “qualcosa di più” e lo cerca in una chiesa protestante, più carismatica, dove si parla di esperienze con lo Spirito Santo e di una relazione viva con Dio. Si butta nella vita comunitaria, tra attività giovanili e studi di counseling pastorale, con un coinvolgimento che sembra promettere una fede più profonda.

Proprio dentro la chiesa, però, conosce anche il “church hurt”, la ferita che nasce dai comportamenti e dai giudizi di chi dice di rappresentare Dio. Vede amici respinti per il colore della pelle, sente parole di condanna verso chi non rientra in certi schemi, si scontra con leader più interessati al controllo che all’amore. Non ha ancora un’esperienza personale di Cristo, e queste ferite finiscono per diventare ai suoi occhi il volto stesso di Dio: se i rappresentanti di Dio sono così, pensa, allora dev’essere così anche Dio. Il ragionamento lo porta a voltare le spalle non solo alla chiesa come istituzione, ma al cristianesimo in generale.

Non smette però di cercare. Sente che qualcosa esiste, ma è convinto di non poterlo trovare nelle forme religiose che ha conosciuto.

Alla ricerca del soprannaturale

Comincia così un lungo pellegrinaggio spirituale. Per circa due anni frequenta templi buddhisti e Hare Krishna, si avvicina alle pratiche meditative e approda infine a un centro “olistico” che offre reiki, guarigioni alternative, meditazione e letture psichiche. Lì una donna gli fa una lettura e gli dice che ha doni e capacità non adatti alla religione, ma al tipo di “lavoro spirituale” che svolge lei. Per Riaan quella frase è una rivelazione.

Si dedica alla cristalloterapia, ai tarocchi, a vari metodi di guarigione energetica, fino a lavorare come medium, e si muove con sempre maggiore naturalezza nel mondo dell’occulto. Legge testi esoterici, impara rituali, formula incantesimi per i clienti, convinto di aiutarli e senza accorgersi, dirà poi, di essere entrato in una dimensione spirituale “illegale”, non autorizzata da Dio. Segue anche un intenso training sciamanico e diventa un punto di riferimento per chi cerca “guide spirituali”, “angeli”, “spiriti guida”. La precisione delle informazioni che riceve lo convince di essere davvero in contatto con il mondo spirituale. In realtà, come spiegherà più tardi, si trattava di “spiriti familiari”: presenze che osservano le persone fin dalla nascita e che per questo sanno fornire dettagli esatti.

L’ingresso nel satanismo e l’agenda nascosta

Nel 2015 Riaan gestisce un negozio di prodotti di stregoneria: libri, oggetti rituali, vasetti di incantesimi, quello che in Sudafrica si chiama “Muti”. L’attività va bene e il suo ruolo nell’occulto è ormai consolidato. Un giorno un cliente gli chiede se gli interesserebbe “imparare qualcosa sul satanismo”. Riaan accetta per curiosità intellettuale: è già immerso nei rituali magici e affascinato da figure come Aleister Crowley. Riceve una copia della cosiddetta “Bibbia satanica” e scopre che quel testo parla agli emarginati, ai feriti, a chi si sente fuori posto. Gli sembra di aver trovato finalmente una chiave per leggere il proprio dolore: non sei sbagliato, sei un satanista che non si è ancora riconosciuto. In poche settimane si convince di appartenere a quel mondo.

Comincia a frequentare incontri e rituali e conosce persone che non corrispondono affatto allo stereotipo del satanista vestito di nero e tatuato: professionisti affermati, imprenditori, volti noti della televisione, musicisti, chirurghi, gente in posizione influente. Scopre, racconta, che il satanismo è una rete organizzata con una propria agenda globale, e non un fenomeno marginale. Ogni anno i responsabili delle principali organizzazioni sataniste del mondo si collegherebbero in una conferenza online per fare il punto: obiettivi raggiunti, strategie future, ambiti su cui intensificare l’azione. Questi ambiti sarebbero il potere militare, il controllo finanziario, l’attacco alla famiglia, la limitazione della predicazione cristiana, l’influenza culturale attraverso media e intrattenimento. Negli ultimi anni l’attenzione si sarebbe concentrata soprattutto sui più giovani: reclutare adolescenti, rendere normali simboli e pratiche occulte, spostare poco a poco i confini di ciò che viene percepito come accettabile.

In pochi anni Riaan diventa uno dei volti pubblici del satanismo nel suo paese. Insieme ad altri lavora alla registrazione ufficiale della Chiesa satanista del Sudafrica, con l’obiettivo di darle una veste legale, creare una rete di contatti tra satanisti e avere una “voce pubblica” in grado di ridimensionare o ridefinire agli occhi dei media che cosa sia il satanismo. Per il suo passato cristiano e la sua familiarità con la Bibbia, lo si ritiene particolarmente adatto a confrontarsi in modo aggressivo con i cristiani, usando le Sacre Scritture in chiave polemica.

La madre che prega in silenzio

I genitori non vengono a sapere del suo ruolo da lui. Un giorno, aprendo il giornale, vedono la foto del figlio sotto un titolo che annuncia la fondazione ufficiale della Chiesa satanista del Sudafrica e lo indica come uno dei leader. La madre decide di affrontare la cosa e si presenta con il marito nell’ufficio della chiesa satanista, per incontrarlo di persona. Gli fa una sola domanda: è uno scherzo, o è davvero questo ciò in cui sei coinvolto? Riaan minimizza, come se la differenza non contasse, e lei risponde che vogliono saperlo per capire come pregare per lui.

Non si lancia in discussioni teologiche, non cerca di convincerlo con argomenti. Vuole soltanto sapere come intercedere, da madre, davanti a Dio. Nei quattro anni successivi è Riaan a tagliare quasi del tutto i contatti con i genitori, ma loro non smettono di pregare. La madre scrive il nome del figlio accanto ai versetti che sente come promesse o parole per lui, appoggiando la sua intercessione sull’autorità che avverte come madre credente, e prega perché il figlio venga “richiamato nel Regno di Dio”.

Con il tempo Riaan scoprirà che a pregare non era solo la madre. La visibilità mediatica della Chiesa satanista e del suo portavoce ha spinto migliaia di cristiani, in Sudafrica e altrove, a pregare per lui, spesso a sua insaputa. Anni dopo leggerà il proprio incontro con Cristo proprio come la risposta a quella moltitudine silenziosa di preghiere.

Un abbraccio inatteso

Poco prima della svolta, Riaan partecipa come rappresentante della Chiesa satanista a un’intervista radiofonica. Durante il programma telefona un ascoltatore e gli chiede se crede in Gesù Cristo. La risposta è secca: ci crede quanto al coniglietto di Pasqua o a Babbo Natale. Per lui Cristo è una figura simbolica, un archetipo senza realtà concreta. Sembra una posizione definitiva.

Pochi giorni dopo, però, in un contesto simile, succede qualcosa di molto diverso. Finita un’intervista in un’altra radio, una donna entra nello studio e lo abbraccia senza preavviso, con un affetto semplice e senza giudizio. In quel periodo Riaan evita il contatto fisico e tiene tutti a distanza, quindi l’abbraccio lo spiazza. Nei giorni seguenti la donna lo contatta per chiedergli alcune fotografie da usare nella promozione dell’intervista, e lui nota sul suo profilo uno stato chiaramente cristiano: capisce che è una credente.

Per la prima volta nella sua vita un cristiano lo ha raggiunto senza minacciargli l’inferno, senza insulti né condanne, ma con un gesto concreto di amore e accoglienza. Fino ad allora, da chi si dichiarava cristiano aveva ricevuto soprattutto giudizi e accuse, perfino minacce di morte per il suo ruolo pubblico nel satanismo. Quell’abbraccio diventa una piccola fessura, attraverso la quale più avanti riconoscerà lo stesso amore.

Il rituale interrotto

In uno dei consueti incontri della rete satanista internazionale si decide che ogni organizzazione incarichi una persona di compiere un rituale per “vedere” se l’Anticristo sia già nato o quando potrebbe nascere. Nella Chiesa satanista del Sudafrica la scelta cade su Riaan, ritenuto il più adatto per la lunga esperienza come medium e praticante dell’occulto. Prenota una stanza nel locale usato per i rituali, separata dagli spazi ordinari di riunione.

È la notte del 24 maggio 2022. La stanza non ha illuminazione artificiale ed è pensata per essere rischiarata solo dalle candele, secondo la simbologia del rituale. Riaan prepara ogni cosa con cura: strumenti, simboli da tracciare, formule da recitare, posizioni da assumere, tutto ciò che compone la complessa “liturgia” satanista. Il rituale prevede cinque candele disposte in cerchio, associate a stelle a cinque punte.

Mentre accende la seconda candela, accade qualcosa che nessuno schema prevedeva: la stanza si illumina di colpo, come investita da potenti riflettori. Pensa a uno scherzo, a qualcuno che proietti luce dall’esterno. Si gira per controllare e vede un uomo, una presenza reale, in piedi nella stanza.

D’istinto chiede: «Chi sei?».
L’uomo risponde: «Sono Yeshua di Nazareth».

Riaan non ci crede e dice che deve in qualche modo provarlo. Non riceve nessun argomento razionale. Riceve un’ondata d’amore così intensa da spezzargli le difese interiori, e si ritrova in ginocchio a terra.

 

Solo più tardi collegherà quel momento alla promessa biblica secondo cui ogni ginocchio si piegherà davanti a Cristo. In quell’amore riconosce la stessa qualità dell’abbraccio della donna cristiana alla radio: un amore incondizionato, che non minaccia e non giudica. La scena dura forse da uno a tre minuti, ma a lui il tempo sembra sospeso, come se il mondo intorno fosse entrato in silenzio.

Il rituale non viene portato a termine: l’incontro con Cristo ferma il proposito con cui era entrato in quella stanza. Sconvolto, esce e resta a lungo accanto alla sua auto, cercando di capire se sta impazzendo o se ciò che ha vissuto è reale. Torna a casa e resta a letto tre giorni, svuotato e travolto dalle emozioni. All’alba del quarto giorno una voce lo sveglia e gli dice soltanto: «Vai in spiaggia».

La decisione sulla riva

Riaan obbedisce e si dirige verso il mare. Lì, davanti all’acqua, comincia a parlare con Dio quasi senza filtri, portandogli tutto quello che ha vissuto e il vuoto che sente dentro. In quel dialogo capisce che l’amore provato nella stanza dei rituali è esattamente ciò che gli è mancato per tutta la vita: non una forza impersonale, ma la presenza personale di Cristo, venuto a raggiungerlo dove lui non sarebbe mai andato a cercarlo.

In quel periodo ha, all’esterno, ciò che molti desidererebbero: denaro, droga a disposizione, due case, moto di lusso, una vita apparentemente vincente. Eppure sa che al centro di tutta quell’abbondanza c’è un vuoto profondo, una mancanza di senso che nessun possesso ha mai colmato. Sulla riva, quella mattina, la scelta diventa semplice: seguire Gesù e lasciarsi alle spalle la vita satanista.

Non è però una conversione “magica”, che risolve tutto in un istante. Segue un periodo lungo e faticoso di liberazione spirituale: quasi dieci sessioni di preghiera e ministero in nove mesi, durante le quali vive fenomeni che, a suo dire, prima non avrebbe mai creduto possibili. Nel frattempo affronta la lenta uscita dalla Chiesa satanista, tra difficoltà legali e di relazione, e alla fine riesce a svincolarsene del tutto.

Dalla rete di tenebra a un ministero di luce

Nei mesi successivi Riaan scopre di non essere solo. Incontra altri ex satanisti ed ex occultisti che hanno conosciuto la grazia di Cristo e vogliono aiutare la Chiesa a capire davvero la natura della guerra spirituale in cui si trova. Tra loro c’è Adele, che porta con sé la storia di un satanismo generazionale ma da anni serve come pastora e ministra di liberazione. Insieme fondano un ministero, “Deliverance Hub”, con due compiti. Il primo è formare e incoraggiare il corpo di Cristo, spiegando in modo concreto come funziona l’occulto, quali “porte” spirituali si aprono con certe pratiche, come pregare con discernimento e restare saldi nell’identità in Cristo. Il secondo è accompagnare chi vuole uscire dal satanismo o dall’occulto, offrendo un luogo sicuro, intercessione, sostegno pratico e percorsi di liberazione.

Riaan insiste che il cuore della sua testimonianza non sta nel sensazionalismo di rituali e sacrifici, ma nella potenza della preghiera e dell’amore di Dio. Riconosce che nessun essere umano può “salvare” qualcuno, perché solo Cristo può farlo. Ma è convinto che la storia di come Gesù lo ha raggiunto, quando era forse il più lontano possibile dall’immagine tradizionale del credente, possa rafforzare la fede di molti e ricordare alla Chiesa quanto sia efficace la preghiera.

Che cosa ci dice oggi la storia di Riaan Swiegelaar

Quella di Riaan non è la storia di una vita al riparo dalla sofferenza. È la storia di un uomo ferito dentro la chiesa, deluso da un cristianesimo vissuto come struttura fredda e giudicante, che ha cercato il soprannaturale altrove fino a consegnarsi al satanismo più organizzato. Non ha fatto sconti a se stesso: ha preso parte a rituali oscuri, a strategie pensate per indebolire la fede dei cristiani, a una rete globale che mira, dice, a corrompere cuori e culture.

Colpisce che Gesù lo raggiunga proprio dove, a ragionarci, penseremmo che Dio non entri. Riaan non sta pregando, non cerca una chiesa, non è a un ritiro spirituale: sta preparando un rituale satanista per “vedere” l’Anticristo. È lì che Cristo gli si fa incontro, e non con una discussione teologica, ma con una presenza che porta un amore riconoscibile e irresistibile. Al centro di quell’incontro non ci sono le parole, ma un’esperienza d’amore che spezza anni di menzogna.

Per anni Riaan aveva creduto di aver venduto l’anima, di essere ormai troppo compromesso per essere recuperato, certo che il patto con il male fosse definitivo. In quel momento scopre che l’anima dell’uomo appartiene a Dio e che nessun patto, per quanto grave, può impedire a Cristo di intervenire.

C’è poi la preghiera nascosta: la madre che chiede soltanto “come pregare” per il figlio, il suo nome scritto accanto alle promesse bibliche, le migliaia di credenti che, leggendo di lui sui giornali, decidono di ricordarlo davanti a Dio. Molti di loro non sapranno mai come è finita la vicenda, eppure la risposta di Dio alla loro intercessione si manifesta in una stanza illuminata da una presenza che interrompe un rituale satanista.

La storia di Riaan ci pone una domanda:
È davvero possibile che Cristo non solo ci ami nelle nostre cicatrici, ma venga a cercarci mentre usiamo i nostri doni per opporci attivamente a Lui?
E può darsi che, proprio dove pensiamo di aver superato il limite del perdono, la Sua grazia decida di entrare e di capovolgere il corso della nostra esistenza?

Ci invita anche a rivedere il modo in cui guardiamo i “lontani”.

Riaan racconta che Dio sta facendo emergere, in questo tempo, persone che la Chiesa non avrebbe mai immaginato come futuri leader: ex satanisti, ex occultisti, uomini e donne che hanno conosciuto il buio e ora testimoniano la luce con un’intensità particolare. Il nostro istinto è forse dire che prima devono ripulirsi, fare un lungo percorso, passare per tutte le tappe che noi riteniamo necessarie. Ma Cristo continua a scegliere persone che fanno saltare i nostri schemi.

Alla fine, non conta quanto sia profondo il baratro in cui siamo scesi. Conta che Cristo sa come raggiungerci proprio lì, e che la Sua luce non teme nessuna stanza chiusa, nessun rituale, nessun passato. Che sia una camera rituale dove si accendono candele per un’evocazione, la Sua presenza resta capace di interrompere il corso di una vita e di aprirne uno nuovo.

Se la storia di Riaan lascia un messaggio chiaro, è che la preghiera sincera di un genitore non è mai sprecata e che nessuno è così lontano da Cristo da essere inaccessibile. E forse, mentre pensiamo alla persona che ci sembra “irraggiungibile”, possiamo ricordare che Gesù ha già dimostrato di saper entrare nel buio più buio, e di farlo non con minacce, ma con un amore che piega le ginocchia e fa ricominciare la storia.

 Il canale YouTube di Riaan Swiegelaar: https://www.youtube.com/@MyNameIsRiaan/videos

Il suo sito: https://www.deliverance4me.com/
L’uscita del libro di Riaan Swiegelaar, in lingua inglese, è prevista per il 2 marzo 2027: https://link.amazon/B0dSCPBKP
 
 


Il mio commento

Riaan Swiegelaar racconta di essere stato raggiunto da Cristo durante il suo passato nel satanismo e nell’occulto. La sua storia ha suscitato reazioni diverse tra i cristiani: alcuni la vedono come una potente prova dell’amore di Cristo e della Grazia; altri la esaminano con prudenza, poiché non parla di pentimento, dell’importanza della religione per la salvezza e tanto altro.

A parere mio, ciò che conta è che quest’uomo considerava il bene male e il male bene, aveva un pessimo rapporto con i suoi genitori e, in altre interviste, ha narrato di aver anche effettuato sacrifici animali. Oggi dedica un giorno alla settimana a consegnare un pasto caldo ai bisognosi della sua città, tende una mano ai più deboli, testimonia di come Cristo gli abbia cambiato la vita e gli abbia fatto vivere un’esperienza di amore incondizionato, e ha recuperato il rapporto con la madre (il padre è morto).

Gesù disse che riconosceremo i suoi discepoli dai loro frutti. A me questo basta e avanza per valutare il suo operato. Ricordiamo altresì che Swiegelaar non è un santo e non deve essere considerato tale.

Per alcuni versi, il Gesù di cui parla Swiegelaar mi ricorda quello di cui ha parlato Lynn Ridenhour qui: Il Maestro al di fuori di qualunque religione

Cosa ne facciamo della testimonianza di Swiegelaar?

Ognuno scelga per sé stesso. Per me è stata fonte d’ispirazione e non vedo l’ora di leggere il suo libro.