Per anni mi sono chiesto se esistesse un esempio concreto, nel mondo di oggi. Non pretendo di avere una prova, ma c’è un caso che mi ha fatto pensare a lungo.
Immagina una delle nazioni più potenti dell’Occidente scossa da uno scandalo enorme, fatto di abusi su ragazze minorenni e di una rete di relazioni altolocate. Le autorità competenti raccolgono video, fotografie e messaggi. Eppure le condanne sono pochissime. L’uomo al centro della vicenda muore in cella prima del processo: ufficialmente è un suicidio, ma le guardie non sorvegliano come dovrebbero e il video che dovrebbe chiarire tutto ha un buco. Una sua collaboratrice viene condannata. Un principe di una casa reale straniera perde titoli e ruoli pubblici.
Non posso affermare con certezza dire che dietro a questa vicenda ci sia una “combinazione segreta”. Quello che vedo, però, è come potere, denaro e amicizie giuste possano creare un clima di impunità. Quando le indagini si trascinano, le responsabilità restano vaghe e le vittime non ottengono giustizia, il problema non è più solo di un uomo: è del sistema.
Allora mi chiedo: che ne è della verità? E della giustizia? E chi risarcirà davvero chi ha subito tutto questo?
Una cosa credo di averla capita: il male che si organizza nell’ombra non riguarda solo un paese o un’epoca. Esiste ovunque, ed è per questo che vale la pena non smettere di fare e farsi domande.
