A dicembre 2025 G., un mio caro amico, ci ha lasciati.
Questo scritto è pubblicato in sua memoria, perché questa esperienza e le parole che leggerete hanno avuto per lui un significato profondo, che desidero onorare e
condividere con chi vorrà leggerle.
Quella che segue è una riflessione di impronta cristiana,
centrata sul contrasto tra religione intesa come insieme di
forme, riti e sforzi umani, e Vangelo inteso come esperienza
della grazia e dell’iniziativa di Dio verso l’Essere umano tramite Gesù Cristo.
Il testo insiste sull’idea che nessuna pratica religiosa, nessun rito e nessuna
“opera buona” possano, da soli, salvare o cancellare il peccato, perché la
salvezza sarebbe legata esclusivamente alla fede in Cristo e al suo atto di
amore.
Il mistico cristiano camminava per strada quando un foglio di carta appallottolato per terra attirò la sua attenzione. Per ragioni ignote lo raccolse e, dopo averlo srotolato, notò che conteneva questo scritto:
"Ci sono svariate religioni, ma c’è un solo Vangelo.
Tra religione e Vangelo c’è una differenza: la religione è opera dell’uomo, il Vangelo è rivelazione di Dio.
La religione è ciò che l’uomo cerca di fare per Dio, il Vangelo è ciò che Dio ha fatto per l’uomo.
La religione è buona volontà dell’uomo, il Vangelo è la buona notizia di Dio agli uomini.
La religione è l’arrampicarsi dell’uomo sulla scala della propria giustizia con la speranza di incontrare Dio sull’ultimo gradino; il Vangelo è il fatto che Dio è sceso dalla scala venendo a noi in Cristo, per incontrare noi peccatori sul gradino più basso.
La religione prende l’uomo e lo lascia com’è: un peccatore perduto; il Vangelo prende l’uomo com’è e ne fa ciò che dev’essere: un peccatore perdonato.
La religione riforma l’esteriore, il Vangelo trasforma nel profondo.
La religione pulisce in superficie, il Vangelo pulisce a fondo.
Talvolta la religione non è che una commedia, il Vangelo è vera vita.
Ci sono molte religioni, ma c’è un solo Dio.
Il Vangelo è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16).
La tua Fede è una semplice “religione” o è l’incontro con l’amore di Dio che ti salva in Cristo?
La religione non ha mai salvato nessuno.
Nessun rito può cancellare un solo peccato.
Nessuna nostra opera può consentire a Dio di perdonarci.
Quando compariremo davanti a Dio, Lui non ci chiederà: “Di che religione sei?”; ci chiederà invece cosa ne abbiamo fatto di Suo figlio Gesù Cristo che Lui ha mandato per la nostra salvezza.
Hai consapevolezza di essere peccatore? Hai confessato a Dio il tuo peccato? Hai creduto nel Signore Gesù? L’hai ricevuto come tuo personale Salvatore?
Questo è ciò che conta.
Questo è l’unico modo per essere salvato. Amen."
Autore ignoto.
Per come si è evoluto il mio percorso interiore, non mi
riconosco più in alcuna chiesa organizzata nè nel modo in cui il termine “peccato” viene
generalmente usato in gran parte del cristianesimo istituzionale. In molti
contesti, infatti, il peccato è stato associato a un forte senso di colpa e di
inadeguatezza, talvolta utilizzato come leva psicologica per ottenere
obbedienza, conformismo o controllo, più che come invito autentico alla
crescita interiore.
Nella prospettiva di chi scrive, ha più senso parlare di “tradire se stessi” e ciò che si sente intimamente vero, piuttosto che di trasgredire una norma esterna per paura di una punizione. In questo senso, “peccare” diventa allontanarsi dalla propria verità più profonda, dal proprio nucleo di autenticità e amore, un movimento interiore che può essere riconosciuto, compreso e trasformato senza bisogno di paura, ma attraverso consapevolezza e responsabilità verso di sé.
Che ogni lettore valuti per sé se, e in che termini, Gesù possa essere presente o meno nel proprio cammino interiore.