Vi sono (almeno) due personaggi che, nel corso di quest’anno, hanno annunciato catastrofi, distruzioni, epidemie e lo scoppio di una grande guerra mondiale “entro il 2025”. Uno l’ha fatto pubblicamente su Facebook e Telegram, l’altro solo in piccoli gruppi ristretti o con singoli individui, fornendo le sue “informazioni riservate” ad personam.
Oggi è il due gennaio 2026 e siamo ancora qui a
raccontarcela. Vivi e vegeti.
Sì... chi scrive ritiene che, in futuro, la situazione
politica, economica e sociale tenderà a peggiorare costantemente e progressivamente (lo sta già facendo), e che sarà
sempre più necessario centrarsi sull’essenza del proprio Essere, ma questo non deve generare panico: dovrebbe piuttosto risvegliare nel lettore
l’urgenza di lavorare seriamente su se stesso e prepararsi interiormente e
materialmente a ciò che verrà, qualunque forma prenderà. Parleremo ancora, in
futuro, del tema della “preparazione”.
Quello che i fatti hanno mostrato, ancora una volta, è che
nessuno – NESSUNO – può fissare date precise per questi “grandi eventi”.
Le profezie con la scadenza scritta in calendario si sono
rivelate fallaci innumerevoli volte, dalla fine del mondo annunciata da
sedicenti veggenti moderni fino alle più note previsioni apocalittiche del
passato.
E, puntualmente, quando la data passa e nulla accade, scatta
il meccanismo della dissonanza cognitiva: invece di riconoscere l’errore, si
riformula la profezia, si sposta più avanti la data, si inventa un “salvataggio
energetico” dell’umanità che avrebbe evitato il peggio all’ultimo minuto.
(un vecchio post sulla dissonanza cognitiva: clicca qui).
Per questo l’invito, oggi, non è a inseguire la prossima
data “definitiva”, ma a tornare al solo lavoro che ha davvero senso: quello
interiore, quotidiano, silenzioso, che ci rende più presenti, lucidi e liberi
nel mezzo delle crisi del mondo.
Statev accort…
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