venerdì 2 gennaio 2026

Profeti di sventura e dissonanza cognitiva: restare centrati nel caos



Vi sono (almeno) due personaggi che, nel corso di quest’anno, hanno annunciato catastrofi, distruzioni, epidemie e lo scoppio di una grande guerra mondiale “entro il 2025”. Uno l’ha fatto pubblicamente su Facebook e Telegram, l’altro solo in piccoli gruppi ristretti o con singoli individui, fornendo le sue “informazioni riservate” ad personam.

Oggi è il due gennaio 2026 e siamo ancora qui a raccontarcela. Vivi e vegeti.

Personalmente ritengo che questi signori siano ispirati da energie basse che hanno lo scopo di generare caos, sgomento e soprattutto paura nelle persone che entrano a contatto con queste “profezie”. E sappiamo bene come la paura sia lo strumento principe per sottomettere le masse. Queste emozioni basse abbassano significativamente il livello energetico della gente e la rendono così più malleabile e gestibile. (Vedasi anche il capolavoro di Frederick Dodson, Livelli di Energia).

Sì... chi scrive ritiene che, in futuro, la situazione politica, economica e sociale tenderà a peggiorare costantemente e progressivamente (lo sta già facendo), e che sarà sempre più necessario centrarsi sull’essenza del proprio Essere, ma questo non deve generare panico: dovrebbe piuttosto risvegliare nel lettore l’urgenza di lavorare seriamente su se stesso e prepararsi interiormente e materialmente a ciò che verrà, qualunque forma prenderà. Parleremo ancora, in futuro, del tema della “preparazione”.​

Quello che i fatti hanno mostrato, ancora una volta, è che nessuno – NESSUNO – può fissare date precise per questi “grandi eventi”.​

Le profezie con la scadenza scritta in calendario si sono rivelate fallaci innumerevoli volte, dalla fine del mondo annunciata da sedicenti veggenti moderni fino alle più note previsioni apocalittiche del passato.​

E, puntualmente, quando la data passa e nulla accade, scatta il meccanismo della dissonanza cognitiva: invece di riconoscere l’errore, si riformula la profezia, si sposta più avanti la data, si inventa un “salvataggio energetico” dell’umanità che avrebbe evitato il peggio all’ultimo minuto.​
(un vecchio post sulla dissonanza cognitiva: clicca qui). 

Per questo l’invito, oggi, non è a inseguire la prossima data “definitiva”, ma a tornare al solo lavoro che ha davvero senso: quello interiore, quotidiano, silenzioso, che ci rende più presenti, lucidi e liberi nel mezzo delle crisi del mondo.​

Statev accort…