giovedì 17 settembre 2026

Perché anche l'esploratore deve esercitare fiducia?

  

Quali sono le fonti di conoscenza quando si esplorano quelli che chiamiamo mondi invisibili, realtà non fisiche o dimensioni dell'Aldilà?

Una prima risposta potrebbe essere: le informazioni ricevute da altri. Anche un esploratore che cerca l'esperienza diretta, infatti, spesso riceve indicazioni, spiegazioni o insegnamenti da guide, presenze, compagni di viaggio, esseri percepiti come non fisici o persone che hanno raccontato esperienze simili prima di lui. In questi casi entra inevitabilmente in gioco la fiducia.

Con "fiducia" non intendo credulità cieca. Intendo piuttosto la disponibilità a prendere in considerazione un'informazione, pur riconoscendo che non sempre possiamo verificarne con certezza assoluta la fonte, l'origine e il significato. Qualcuno potrebbe chiamarla fede; io preferisco definirla una fiducia vigile, aperta alla verifica e alla revisione.

Informazioni ricevute da terzi

Un esempio chiaro riguarda Robert Monroe e la vicenda del Loosh. In Viaggi Lontani, Monroe racconta di essere venuto a conoscenza di questo argomento attraverso un rote, una sorta di pacchetto di informazioni trasmessogli dal suo compagno di viaggio BB. Il rote era contenuto nell'opuscolo relativo all'illusione dello spazio e del tempo, consegnato ai viaggiatori dal Direttore del viaggio. BB stesso precisa di non sapere da dove il Direttore avesse ottenuto esattamente quelle informazioni: «Ce li ha semplicemente gettati», dice, nel senso che le aveva distribuite senza fornire ulteriori spiegazioni.

Monroe, quindi, non afferma di avere scoperto autonomamente il discorso sul Loosh. Lo riceve già strutturato, come parte del materiale informativo destinato ai viaggiatori.

Le presenze che lo hanno informato erano davvero ciò che affermavano di essere?

E, ammesso che lo fossero, Monroe le ha ricevute e comprese nel modo più completo possibile?

Un caso simile è quello di Bruce Moen, che in Viaggio verso il Padre riceve gran parte delle informazioni su “Inferni” e “Paradisi” da quelli che definisce "Operatori della Coscienza" — persone defunte che, secondo il racconto, aiutano altri defunti nella loro esperienza post-terrena. Anche qui, si ripropongono le stesse domande.

Naturalmente questo non significa che Moen o Monroe accettino tutto in modo passivo o acritico. Significa però riconoscere che, quando una conoscenza viene trasmessa da una fonte esterna, una quota di fiducia è inevitabile.

Esperienza diretta e interpretazione

Esiste poi un'altra fonte di conoscenza: l'esperienza diretta. Una persona può esplorare attraverso i metodi che sente più congeniali: un'esperienza fuori dal corpo, un sogno lucido che si trasforma in OBE, l'ascolto dell'Hemi-Sync, il metodo dell'attenzione focalizzata sviluppato da Bruce Moen o altri strumenti e pratiche.

Che l'esperienza sia spontanea o intenzionalmente ricercata, restano però le stesse domande di fondo:

Le presenze che incontro sono davvero ciò che affermano di essere?

Le realtà che incontro sono davvero ciò che sembrano essere?

E io sono in grado di comprendere ciò che percepisco senza deformarlo attraverso le mie paure, aspettative e credenze?

L'esperienza diretta è certamente preziosa — forse lo strumento più importante a nostra disposizione. Ma esperienza diretta non significa interpretazione infallibile.

Nella vita, ciascuno di noi è stato esposto a insegnamenti, idee e credenze che ha inizialmente accolto come veri prima di poterli verificare personalmente. Questi elementi influenzano il modo in cui affrontiamo un'esperienza e, soprattutto, il modo in cui la interpretiamo in seguito. A questo si aggiungono paure, desideri, speranze, condizionamenti culturali e credenze accumulate nel corso dell'esistenza. Ogni esperienza, e la successiva interpretazione dell'esperienza, è quindi in qualche misura colorata da tutti questi elementi. Questo non significa che l'esperienza sia falsa. Significa che dobbiamo tenere conto del filtro attraverso cui la riceviamo.

Quando l'insegnamento precede l'esperienza

Immaginiamo un esploratore che, negli anni della propria formazione, sia entrato in contatto con gli insegnamenti di Ramtha raccolti sotto il titolo Sfuggire alla trappola della luce. Se li ha ritenuti attendibili e li ha profondamente interiorizzati prima di iniziare a esplorare certi aspetti dell’Aldilà, è naturale che tali insegnamenti influenzino il suo modo di interpretare ciò che incontra. Potrebbe tendere a percepire, dare maggiore peso o attribuire un significato particolare a esperienze che sembrano confermare ciò che ha già appreso: per esempio, l'idea che dopo la morte non si debba andare verso la luce, ma dirigersi verso il vuoto.

Non sto dicendo che tali esperienze siano inventate o prive di valore. Sto dicendo che ogni esploratore dovrebbe chiedersi quanto delle proprie percezioni dipenda dall'esperienza in sé. E quanto, invece, dipenda dalle aspettative, dalle paure e dalle credenze che porta con sé.

Fidarsi, in questo senso, non significa accettare tutto. È quella fiducia vigile di cui parlavo all'inizio: si sospende il giudizio, si annota con cura ciò che si è vissuto, si lascia che il tempo e il confronto con altri elementi amplino o correggano le conclusioni iniziali.

Una singola esperienza può essere significativa, ma difficilmente dovrebbe trasformarsi subito in una legge universale. Forse la fiducia più sana è quella che sa convivere con un certo grado di incertezza.

In tale prospettiva quando pubblicai su Amazon Luce e Tenebre, inserii questa nota:

NOTA IMPORTANTE

“Le esperienze e le narrazioni contenute in questo scritto NON rappresentano la verità assoluta, ma il massimo che sono stato in grado di ricevere, gestire e accettare nei momenti specifici in cui le ho vissute, sulla base delle paure e credenze che erano presenti in me a quel tempo.

È possibile che la comprensione di un messaggio o di una conoscenza ricevuta in passato, oggi venga ampliata, modificata, integrata e forse anche stravolta se oggi, rispetto al passato, ho paure e credenze diverse.

Pertanto, sulla base di quanto precede, è necessario rimanere aperti e disponibili a ricevere ulteriore luce e conoscenza su qualsiasi argomento.”

Con questo articolo non intendo minimizzare l'importanza dell'esperienza personale, propria o altrui. Al contrario: per quanto parziale e imperfetta, resta probabilmente lo strumento più importante che abbiamo. Vorrei però sottolineare che, come esseri umani, conosciamo ancora molto poco dell'Universo che ci circonda, visibile e invisibile.

Per questo considero importante accostarsi all'esplorazione con mente aperta e spirito giocoso, senza la pretesa che ciò che percepirò nella prossima esperienza fuori dal corpo, o in qualunque altra esperienza ultraterrena, costituisca la verità definitiva su ciò che sto esplorando.

Ogni volta che ho mantenuto posizioni rigide su certi argomenti, dichiarando al mondo delle "verità", la vita mi ha poi mostrato prospettive nuove e “verità” diverse.

Ecco, credo, perché anche l'esploratore più audace deve esercitare fiducia. Forse l'atteggiamento più saggio è proprio questo: avere il coraggio di cercare, la disponibilità a fidarsi quando serve, e l'umiltà di rivedere le proprie conclusioni.

Grazie per l'attenzione.