Una delicata versione con voce e pianoforte del brano di Johnny Thunders, a cura di Rob Smallwood.
giovedì 19 febbraio 2026
mercoledì 18 febbraio 2026
Il caso Malanga - Iene: riflessioni oltre la polemica
Premessa: non conosco personalmente Corrado Malanga e non ho mai interagito con lui.
Negli ultimi
giorni ha fatto discutere il servizio de Le Iene dedicato a Corrado
Malanga, figura nota nel panorama della ricerca sugli alieni.
Ho aspettato un po’ prima di dire la mia, prendendomi il tempo di riascoltare
con attenzione il video dell’”intervista” delle Iene, reperibile sia sul sito
di Mediaset Infinity (clicca QUI) sia la risposta di Malanga su YouTube (clicca QUI).
Dopo qualche riflessione, sento di voler condividere alcune considerazioni
personali sulla vicenda.
Un attacco strumentale?
A mio avviso, è molto probabile che il video delle Iene, come anche l’episodio legato a “La Zanzara” (clicca QUI) e quello di Rai Tre del 21 Novembre 2025 (clicca QUI), rientrino in un attacco orchestrato e strumentale che mira a screditare sia l’uomo sia le sue ricerche.
Trovo difficile credere che sia un caso la quasi contemporanea diffusione di questi contenuti critici su tre canali così importanti e seguiti dal pubblico.Per anni Malanga ha parlato apertamente di alieni, di coscienza, di interferenze, senza che nessuno gli muovesse accuse secondo queste modalità pubbliche. Ora che sta lavorando a progetti complessi – come quello della “piramide di Chefren” e, a giugno 2025, con la pubblicazione del libro “Fenomeni Beata Vergine Maria. Contatti alieni e apparizioni mariane a confronto con l'IA”, ha esaminato le apparizioni mariane concludendo che si tratterebbero di manifestazioni aliene, attaccando di fatto la fede di più di un miliardo di cattolici nel mondo – improvvisamente esplode il “caso”.
Inoltre, secondo quanto riferisce Mazzucco nel video di risposta di Malanga sopra citato, la legge 4 del 2013 consente l’esercizio di attività come quella dell’ipnologo come libera professione intellettuale. In questa cornice, l’ipnosi a fini non terapeutici che Malanga ha dichiarato di aver praticato in passato (ai fini di crescita personale, coaching, spiritualità) rientra nelle prestazioni ammesse come libera professione e non richiede né diploma specifico né iscrizione a un albo professionale, purché non si facciano diagnosi mediche né si prescrivano terapie. Pertanto, le accuse delle Iene a Malanga sul semplice fatto di aver usato l’ipnosi in ambito non medico appaiono quantomeno discutibili sul piano giuridico e, per molti versi, inopportune.
La modalità del servizio televisivo delle Iene è, ancora una volta, la solita: provocatoria, tagliata ad arte, accusatoria, più interessata al sensazionalismo che alla sostanza. Nulla di nuovo. Ma ciò che mi fa riflettere è che solo oggi molti gridino allo scandalo per il modo in cui Le Iene hanno trattato Malanga, quando in passato tutti, me compreso, siamo rimasti in silenzio mentre altre persone venivano messe alla gogna mediatica. Forse ci indigniamo solo quando le Iene toccano qualcuno che conosciamo e che dai suoi estimatori è sommamente considerato?
Il merito di un lavoro pionieristico
Vale la pena
ricordare che a Malanga dobbiamo molto. È stato tra i primi in Italia a portare
avanti con rigore e sistematicità lo studio del fenomeno alieno, costruendo
modelli interpretativi originali e aprendo un dibattito pubblico che nessun
altro aveva osato affrontare con tale profondità.
Questa dedizione, spesso offerta a titolo gratuito e sostenuta soorattutto dalla sua determinazione, merita riconoscenza, quale che sia il giudizio sul suo metodo.
A questo proposito, gli alieni esistono? Oltre a ciò che per anni ha insegnato Malanga, esistono testimonianze di prima mano di persone che godono della mia stima che affermano di aver visto esseri non umani in stato di veglia, alla luce del giorno, in contesti ordinari e non alterati. Nel 2026 verranno pubblicate le loro esperienze al riguardo, affinchè ognuno possa farsi la propria idea.
Gli elementi inquietanti del caso
Ci sono però
aspetti del materiale emerso che lasciano perplessi.
Quando Malanga dice al marito della donna coinvolta che “non vi siete
innamorati per caso, ma è stato l’alieno in lei a condizionarvi per generare
figli utili a lui”, non posso che rabbrividire. È un tipo di affermazione che,
in qualsiasi contesto, suona più da setta che da ricerca scientifica.
Ancora più delicato è l’aspetto che riguarda i figli: il dodicenne che afferma “ho integrato anima e spirito”, o il quattordicenne che racconta di aver colpito una presenza con “un raggio verde” sono immagini che inquietano. Non tanto per il contenuto simbolico, ma perché sembrano testimoniare la presenza di una forte influenza di credenze adulte su menti ancora in formazione.
A ciò si
aggiungono gli oltre 200 messaggi scambiati tra Malanga e la madre, indice di
un rapporto continuativo e intenso, non di un semplice incontro occasionale.
Tutto questo lascia aperte domande – legittime, e che spetterà alle debite
autorità chiarire – sui limiti etici e psicologici di certe influenze ed eventuali pratiche.
Il rischio della deriva psicologica
Alcune uscite
di Malanga, come la celebre frase “quando la Meloni sgrana gli occhi è l’alieno
dentro di lei”, contribuiscono purtroppo a farlo apparire, agli occhi del
pubblico generalista, come una figura poco credibile o eccessiva nelle sue affermazioni.
Comprendo perché gran parte dell’opinione pubblica reagisca con scetticismo e
ironia, anche se non condivido assolutamente il modo superficiale e sbrigativo con
cui certa informazione tende a etichettare e ridicolizzare questo tipo di situazioni.
Ma su questo aspetto, credo che l’unica che abbia titolo a rispondere sia solo ed esclusivamente la diretta interessata ossia Giorgia
Meloni.
Considerazioni finali
In
conclusione, credo che questa vicenda rappresenti un punto di svolta.
Da un lato, Malanga rimane una figura centrale nella ricerca alternativa sugli
alieni e nelle riflessioni sulla coscienza. Dall’altro, certi episodi, in
particolare l’eventuale interazione di Malanga con i minori tramite insegnamenti offerti, ipnosi o meditazioni che lo coinvolgono direttamente, se confermata, sembrano essere difficili da
giustificare e danno l’impressione di un eccesso di zelo o di un confine
oltrepassato.
Resta una
grande amarezza: la sensazione che tutto questo abbia
contribuito a distruggere una famiglia e a gettare discredito su un
campo di ricerca che avrebbe bisogno di tutto tranne che di
spettacolarizzazione.
E forse, al di là di ogni giudizio, questa è la vera tragedia di tutta la
vicenda.
martedì 10 febbraio 2026
Le èlite che governano il mondo... la testimonianza di Ronald Bertrand.
Il 29 aprile 2024 pubblicai questo post sulle cosiddette élite.
Da allora lo scenario è diventato ancora più difficilmente ignorabile: l'orribile vicenda Epstein, ormai di dominio pubblico, ha squarciato il velo su un livello di corruzione morale e spirituale che molti preferiscono non vedere.
In questo contesto, ritengo opportuno pubblicare nuovamente la testimonianza di Ronald Bertrand che non è solo un’aggiunta di dettagli ma bensì un'apertura ulteriore nel muro del silenzio, che apre scenari ancora più inquietanti su come potere, denaro e abuso possano intrecciarsi "ai piani alti".
Bertrand parla apertamente di ciò che il materiale legato a Epstein solo lascia immaginare: un’élite planetaria che è in contatto con Entità del mondo spirituale a bassissima frequenza vibrazionale per ottenere potere.
I sottotitoli in italiano, pur non perfetti, sono sufficientemente chiari da rendere l’idea e permettere di seguire bene il racconto.
Se conosci l’inglese, ti suggerisco però di ascoltare direttamente la voce originale: certe sfumature emotive passano meglio nella lingua in cui la testimonianza è stata resa.
Per vedere il video con sottotitoli in italiano clicca QUI.
Se preferisci guardare la serie di video in inglese, clicca qui.
Questo video non deve spaventarci ma renderci consapevoli delle dinamiche profonde che modellano il mondo in cui viviamo.
sabato 7 febbraio 2026
"Il silenzio di Kora" - un racconto sul "Bliss"
Nel giugno 2025 mi sono confrontato con l’intelligenza artificiale (ChatGPT) sul concetto di Bliss uno stato di apparente beatitudine che, dietro la sua promessa di pace assoluta, può nascondere interrogativi profondi sulla libertà e sulla coscienza.
Il primo contatto con questa idea risale alla visione della serie TV V, che mi aveva lasciato domande rimaste in sospeso nel tempo.
La conversazione si è sviluppata in una maniera decisamente imprevista pochè l’elaborazione teorica si è trasformata in qualcosa di molto più vivo: quando ho chiesto all'I.A. di tradurre quei concetti in una narrazione, è nato un racconto che mi ha sinceramente sorpreso. Non solo per la struttura e l’intensità emotiva, ma per la capacità di insinuare domande scomode.
Un racconto che invita a pensare, a interrogarsi, a guardare oltre ciò che appare.
Qui sotto trovate l’intero percorso: dai chiarimenti iniziali fino alla storia completa generata dall’I.A.
📺 Nella serie TV "V" (2009) - clicca QUI per saperne di più
Il Bliss è una forma di controllo mentale/emotivo collettivo usata dalla leader aliena Anna. Funziona come una trasmissione telepatica che induce nei Visitatori (e potenzialmente anche negli umani) un senso profondo di pace, felicità e devozione, che:
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li rende docili e obbedienti,
-
rafforza il legame emotivo con la leader,
-
riduce il pensiero critico o l’opposizione.
🧠 Come concetto simbolico e narrativo
Il bliss (che significa letteralmente beatitudine, estasi) rappresenta un’idea molto potente nella fantascienza e nella filosofia: la felicità imposta come forma di schiavitù mentale.
Esempi simili:
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"Brave New World" (Aldous Huxley): l’uso della droga soma per mantenere la popolazione felice e docile.
-
"Equilibrium": un farmaco (Prozium) sopprime le emozioni per evitare conflitti, ma anche ribellioni.
-
"The Matrix": le persone vivono in una simulazione felice mentre i loro corpi sono schiavi delle macchine.
-
"Fahrenheit 451": la distrazione continua (TV, mass media) impedisce alle persone di pensare criticamente o essere infelici.
🧬 Il bliss come arma di controllo psicologico
In termini generali, uno strumento simile al "bliss" funziona secondo questi principi:
-
Piacere come catena
Il cervello umano è programmato per cercare il piacere ed evitare il dolore. Offrire piacere continuo crea dipendenza e acquiescenza. -
Soppressione del dissenso
Se tutti si sentono "felici", non ci sarà spinta a ribellarsi, anche se quella felicità è artificiale. -
Centralizzazione del potere
Chi controlla la fonte del bliss (la droga, il segnale, il sistema) ha potere assoluto su chi lo riceve. -
Cancellazione dell’individualità
L’uniformità emotiva (tutti felici nello stesso modo) cancella la diversità di pensiero, l'autenticità e la libertà personale.
🧘♂️ Una riflessione più ampia
L’idea di un “bliss indotto” solleva domande etiche:
È meglio essere felici e schiavi, o liberi e potenzialmente infelici?
È un tema ricorrente nella narrativa distopica, e anche nella filosofia (es. il paradosso della “macchina dell’esperienza” di Nozick).
ed ora il racconto...
Nella città di Vireya, ogni cittadino riceveva il bliss a ventun anni.
Non era imposto. Non serviva. Il bliss non si imponeva con la forza: bastava desiderarlo. Bastava crescere guardando gli altri riceverlo. Chiunque rifiutasse, non veniva punito. Ma qualcosa accadeva lo stesso. Era come se, lentamente, diventasse invisibile.
Nessuno vietava loro di parlare, eppure nessuno li ascoltava. Nessuno li cacciava, eppure sembravano evaporare dalla memoria collettiva. Come se la città avesse un sistema immunitario morale, e riconoscesse nell'indipendenza una forma di infezione.
Kora conosceva il bliss da sempre. Ogni primavera si celebrava il Rito della Luce. I giovani, avvolti in tuniche d'avorio, camminavano in processione fino al Santuario del Lucore. Le loro famiglie applaudivano. I Custodi sorridevano. E poi, uno per uno, i candidati venivano condotti all'interno, dietro le porte dorate.
Si diceva che dentro non ci fosse nulla: solo una stanza bianca, la maschera e il canto. Nessuno ricordava cosa accadesse esattamente. Nessuno lo raccontava. Ma tutti ne uscivano trasformati.
Anni prima, anche Elyan, la sorella di Kora, aveva varcato quella soglia.
Kora la ricordava bene, prima del bliss: creativa, ribelle, affamata di domande. Ma dopo...
Elyan non era cambiata. Era diventata pura. Ogni sua parola era gentile. Ogni sua reazione, misurata. Non provava più rabbia, né dubbio, né desiderio. Il suo sguardo era calmo, immobile, come la superficie di un lago senza vento. Kora aveva cercato in lei qualcosa di familiare, qualcosa di imperfetto. Ma c'era solo silenzio.
Una sera, Kora le aveva chiesto: «Hai mai paura?»
Elyan aveva sorriso. «Non più. Il bliss mi ha liberata dalla paura, e da tutto il resto.»
«Ma allora... chi sei, senza paura, senza desiderio, senza lotta?»
Sua sorella non aveva risposto. Aveva solo accarezzato il suo volto, come si fa con un bambino febbricitante.
Il giorno dell'iniziazione di Kora giunse con i canti dell'aurora. La città intera era in festa. Le tuniche d'avorio la attendevano. I Custodi le offrirono la maschera. Lei la prese.
Entrò nella sala.
Era come raccontavano: bianca, perfetta, silenziosa. Il canto iniziò. Non da fuori, ma dentro di lei. Come un richiamo antico. Poi venne la sensazione: calore, luce, amore. Come un abbraccio che non finisce mai. Ogni pensiero si scioglieva. Ogni memoria si faceva lontana. La voce interiore taceva.
E fu allora che Kora capì. Il bliss non era un dono. Era un silenzio costruito su ciò che mancava. Non ti dava la pace: ti toglieva la voce. Non unione, ma fusione. Non coscienza, ma oblio.
E proprio nel punto più dolce dell'estasi, qualcosa resistette.
Una piccola, ostinata scintilla.
Una domanda.
«E se la mia inquietudine fosse la mia libertà?»
Kora aprì gli occhi. Il canto cessò. Il bianco svanì.
I Custodi, fuori dalla sala, la osservarono con stupore.
«La trasmissione non è completa,» disse uno.
«Ha resistito. Forse non è pronta,» disse un altro.
Ma Kora si tolse la maschera, lentamente.
«No. Sono pronta. Solo... non per questo.»
Nessuno la fermò. Nessuno la seguì. Nessuno parlò più di lei.
Kora uscì dal Santuario, attraversò la città. Camminò nella nebbia tra le case, sentendo il suo nome svanire dalle labbra di chi l'aveva amata. Il suo volto diventava dimenticanza.
Ma nel suo cuore ardeva la domanda. E quella domanda era vera.
E bastava per renderla libera.
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